Sono felice felice felice...
Sara non voleva, non voleva poprio, paranoie su tutto, dal "come faccio a sapere dove devo sedermi" al "e se mi scappa la pipì?" passando per "come faccio a sapere cosa devo fare per i compiti?" e "ma cosa devo dire alla maestra", con la conclusione che la scuola "è brutta, sporca e puzza"quindi "tanto io so leggere e non mi interessa altro, non ci voglio andare".
Sapevo che era la paura di una cosa che non conosceva, e non mi preoccupava tantissimo, ma temevo che l'inizio fosse pesante. Beh, non avevo torto, ma pensavo durasse qualche giorno, invece... 5 minuti!
La maestra è tosta, non la conosco ma.. diciamo che a pelle la sensazione è "io faccio quello che devo al meglio, se qualcosa non va benissimo, ne parliamo, potete dirmi la vostra, ma tanto se ho deciso ho deciso e qui si fa a modo mio". Ecco, non è cambiata questa sensazione (che ho avuto alla riunione prima dell'inizio)... ma per ora il suo modo mi piace.
E' arrivata con la chitarra, e una maestra con la chitarra non se l'aspettava nessuno, considerato poi che non ci siamo presi la più giovane. Siamo entrati tutti, stretti stretti ma ci siamo stati. 20 bambini, 20 banchetti.
La maestra ha iniziato con una canzoncina: tirava fuori da "una scatola magica che ho trovato stamattina sotto al cuscino" i biglietti, su ognuno il nome, e:
Mestra "ciao XXX sei tu qui...?"
XX "si maestra sono qui...."
Qualche bambino ha cantato a voce alta. Qualche altro piano piano con la mamma o il papà. Sara si è nascosta dietro di me, appena ha capito che doveva farlo le sono venute le lacrime e mi ha detto "canti tu" e così è stato. Si è riseduta con un lacrimone sulla guancia, ma si è presa lo stesso il suo applauso, ha poi applaudito la sua amichetta e compagna di banco, e da lì è andato tutto meglio.
La maestra ha spiegato a loro e a noi cosa avrebbero fatto..
Coloreranno una lumachina. Perché quest'anno faranno le lumache, un viaggio lento lento calmo calmo, non come i treni che vanno veloci e non vedi niente, andranno piano, e si godranno il paesaggio e tutto quello che passa. Poi porteranno la lumachina in cortile, la maestra farà la foto a tutta la classe e poi a ogni bimbo con la sua lumachina e il suo nome. E poi ne ritaglieranno un'altra già colorata, perché chi taglia bene scriverà anche bene, e io vi guarderò. E coloreranno anche un disegno da mettere come copertina al quaderno. Non riusciranno a finirlo, quello sarà il loro primo compito, finire di colorarlo a casa.
Ho detto a Sara "Visto? Cosa ti avevo detto? tu adori colorare, e il tuo primo compito sarà colorare".
Mi ha fatto il suo primo sorriso, con gli occhi felici davvero!
"e dovrete colorarlo bene, voi, non mamma e papà, a me non piacciono le mamme e i papà che fanno i compiti, a me piacciono i vostri compiti..."
Ce ne siamo andati dopo un'ora. L'ho baciata e le ho detto "allora, ti piace?"
Un'ora prima mi ha detto piangendo "ma io non voglio stare qui tante ore senza di te, io voglio che torni subito". Alle 9, quando gliel'ho chiesto, mi ha risposto sussurando e sorridendo a occhi bassi "si... mi piace la scuola"
Ecco, tosta la maestra e fuori le altre mamme me l'hanno confermato. Di quelle con cui è meglio andare d'accordo.
Ma di 20 bambini, ne ho visti piangere 2 all'arrivo, 5 o 6 (tra cui Sara) aggrappati a mamma e papà per un bel po'. Quando siamo usciti, non uno che abbia protestato.Non mi sembra affatto poco! Sarà tosta, ma se questo è l'inizio, mi piace un sacco.
All'uscita era stanchissima, non ha quasi pranzato, non parlava... ma poi si è ripresa, ha fatto volentieri il compito, e dopo un'ora aveva già nostalgia della scuola.
Mamma... ho una strana sensazione, è come se... come se avessi nostalgia della scuola.
Ecco, quanto effetto mi fa sentirla parlare di sensazioni, di nostalgia, di scuola... quanto sembra piccola dietro al suo banco, e con quel grembiule addosso...
Poi c'è anche la maestra di matematica che "si chiama Sabina, ma si fa chiamare Sabrina, perché fa le magie, perché la matematica è noiosa, e noi non la facciamo, noi facciamo la matemagica".
Ecco, stamattina ha dato la mano alla sua amichetta, un bacio, un ciao con la mano, un sorriso ed è sparita con gli altri. Come nei film...
martedì 13 settembre 2011
sabato 10 settembre 2011
Quando finisce l'asilo...
Ieri l'ultimo giorno.
Che poi un conto è l'ultimo giorno e poi a settembre si inizia. Già ti rendi conto che un anno è passato e non sai dove l'hai messo. Ma quando finisce tutto... ecco, improvvisamente i dettagli a cui non hai mai fatto caso ti mancano! Non mangerà più su quei tavolini rotondi e colorati, e ti spiace, perché ti sembrano i migliori per lei. Non passerà più le mattina in terra a giocare con le amiche. E ti chiedi se è giusto. La "lezione" non sarà più solo mezz'ora, ma diventeranno 5, e non sai se è pronta. La maestra non l'accompagnerà più per la mano alla porta, sorridendo. Sai che ti mancherà.
Tre anni bellissimi. Una maestra che li ha resi speciali, Simona, la nostra Simona, che ha saputo accoglierla con affetto, che se l'è tenuta attaccata a una gamba i primi mesi, quando dell'asilo non voleva saperne, che l'ha poi vista staccarsi pian piano, che mi ha sempre parlato con un sorriso, la voce calma, il tono dolce. Ogni persona ti dà emozioni diverse, e con Simona ti senti al sicuro, a casa, accolta. Ti parla piano, ti guarda negli occhi, senti che ti vuole bene, ti chiedi come fa a volere bene così a tutti, e sai che è speciale.
Ci ha accompagnate 3 anni. E ora ci lascia.
Le abbiamo fatto un albumino piccolo, con le foto di questi 3 anni, con i ricordi di Sara. Ieri l'abbiamo salutata, baci, abbracci, lucciconi, vieni a trovarmi, certo, posso quando voglio vero? Poi ha preso il pacchetto, e siamo andate via.
Ci ha chiamate dalla finestra, asciugandosi gli occhi, dopo averlo aperto, per urlarci l'ultimo grazie, l'ultimo ciao di questi 3 anni. E ho pianto anche io, pensando che non le ho lasciato nemmeno un biglietto, che avrei voluto dirle tante cose. Che avrei voluto dirle quanto ha reso speciale l'asilo, quanto le sono grata perché questi 3 anni per Sara resteranno un ricordo bellissimo, anche grazie a lei, perché non tutti i bambini piangono quando gli dici "no, oggi non vai all'asilo". Quanto le sono grata perché li ha resi speciali anche per me, non tutti sanno farti sentire una mamma "giusta". Avrei voluto dirle che ce ne dovrebbero essere di più di maestre così. Che il regalo più bello che può avere mia figlia è di trovarne altre, che le facciano amare la scuola come ha amato l'asilo, e ci facciano di nuovo piangere fra 5 anni quando ci saluteremo.
Invece l'ho lasciata con un ciao fatto con la mano, veloce, perché poi le parole quando ti servono non vengono mai.
La rivedremo ancora, ma non sarà la stessa cosa.
Però ci resta nel cassetto questo ricordo bellissimo, che le cose belle fa male lasciarle, ma riempiono i cassetti, e quando domani Sara quel cassetto lo aprirà lo farà con un sorriso. E si ricorderà di una persona speciale che ha colorato la sua vita con i colori più belli.
Che poi un conto è l'ultimo giorno e poi a settembre si inizia. Già ti rendi conto che un anno è passato e non sai dove l'hai messo. Ma quando finisce tutto... ecco, improvvisamente i dettagli a cui non hai mai fatto caso ti mancano! Non mangerà più su quei tavolini rotondi e colorati, e ti spiace, perché ti sembrano i migliori per lei. Non passerà più le mattina in terra a giocare con le amiche. E ti chiedi se è giusto. La "lezione" non sarà più solo mezz'ora, ma diventeranno 5, e non sai se è pronta. La maestra non l'accompagnerà più per la mano alla porta, sorridendo. Sai che ti mancherà.
Tre anni bellissimi. Una maestra che li ha resi speciali, Simona, la nostra Simona, che ha saputo accoglierla con affetto, che se l'è tenuta attaccata a una gamba i primi mesi, quando dell'asilo non voleva saperne, che l'ha poi vista staccarsi pian piano, che mi ha sempre parlato con un sorriso, la voce calma, il tono dolce. Ogni persona ti dà emozioni diverse, e con Simona ti senti al sicuro, a casa, accolta. Ti parla piano, ti guarda negli occhi, senti che ti vuole bene, ti chiedi come fa a volere bene così a tutti, e sai che è speciale.
Ci ha accompagnate 3 anni. E ora ci lascia.
Le abbiamo fatto un albumino piccolo, con le foto di questi 3 anni, con i ricordi di Sara. Ieri l'abbiamo salutata, baci, abbracci, lucciconi, vieni a trovarmi, certo, posso quando voglio vero? Poi ha preso il pacchetto, e siamo andate via.
Ci ha chiamate dalla finestra, asciugandosi gli occhi, dopo averlo aperto, per urlarci l'ultimo grazie, l'ultimo ciao di questi 3 anni. E ho pianto anche io, pensando che non le ho lasciato nemmeno un biglietto, che avrei voluto dirle tante cose. Che avrei voluto dirle quanto ha reso speciale l'asilo, quanto le sono grata perché questi 3 anni per Sara resteranno un ricordo bellissimo, anche grazie a lei, perché non tutti i bambini piangono quando gli dici "no, oggi non vai all'asilo". Quanto le sono grata perché li ha resi speciali anche per me, non tutti sanno farti sentire una mamma "giusta". Avrei voluto dirle che ce ne dovrebbero essere di più di maestre così. Che il regalo più bello che può avere mia figlia è di trovarne altre, che le facciano amare la scuola come ha amato l'asilo, e ci facciano di nuovo piangere fra 5 anni quando ci saluteremo.
Invece l'ho lasciata con un ciao fatto con la mano, veloce, perché poi le parole quando ti servono non vengono mai.
La rivedremo ancora, ma non sarà la stessa cosa.
Però ci resta nel cassetto questo ricordo bellissimo, che le cose belle fa male lasciarle, ma riempiono i cassetti, e quando domani Sara quel cassetto lo aprirà lo farà con un sorriso. E si ricorderà di una persona speciale che ha colorato la sua vita con i colori più belli.
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