Ma Alessia sta bene in un posto solo: a casa sua con mamma e papà. Me l'ha ripetuto ieri, quando passando davanti all'asilo nido dove andava solo pochi mesi fa le ho chiesto se se lo ricordava, quel posto bellissimo dove c'erano le sue maestre e faceva giochi divertenti.
Mi ha risposto con un "no!" arrabbiatissimo "no è divertente, è butto, io no volevo 'ndare lì, io voio stare a casa, con mamma e papà!". Spiegati 3 anni di nido e 3 anni di mattine a lasciarla col muso lungo (anche se poi la riprendevo col sorriso a mille).
Così è anche cominciato l'asilo, qualche lacrimuccia le prime mattine in cui mamma non si fermava, poi broncetto, le piace, tanto, corre convinta fino al cancello, ma poi si ferma, mi tira il braccio, vuole che la prendo, passa in braccio alla maestra col faccino triste e mi lascia sconsolata così.
Fino a ieri.
Stessa scena di ogni mattina, ci cambiamo con allegria frizzante, corriamo insieme ridendo fino al cancellino, e lì si blocca di colpo, si fa seria, mi tira il braccio... ma non dice "mamma, voio in braccio". Aspetta. Arriva la maestra e le dà la mano, e va.
Stamattina speravo nel bis. Arriviamo al cancellino, si ferma, mi tiene la mano, arriva la maestra, dà mano a lei, e va. Poi si gira, e per la prima volta dopo due mesi mi fa ciao con la manina sorridendo e mandandomi un bacino.
Per la prima volta in due mesi.
Un secondo, brevissimo, in cui ti rendi conto di quanto siano grandi i piccoli passi, in cui pensi che solo un genitore può capire com'è possibile che basti una cosa del genere per commuoversi, che solo chi aggiunge una briciola ogni giorno può apprezzare una cosa che sembra tanto piccola ma che è costata a me e a lei due mesi di pazienza, fiducia, affetto, abbracci...
Stamattina sono una mamma ancora più felice.
