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giovedì 14 maggio 2015

Prima gara di Acrogym, serie C.


Eccola qua.
Quella che ringrazia perchè "oggi ci hanno fatto fare solo 140 addominali invece che 180".
Quella che fa le flessioni come non ci fosse un domani.
Quella che due anni fa ha deciso che voleva camminare sulle mani. Punto. E ci ha provato. Ci ha riprovato. Ci ha provato ancora. Decine di volte, decine di giorni. Poi un giorno: "mamma, sono stata dritta sulle mani un secondo!". Poi erano due secondi. Poi tre. Poi due passi. Poi tre. Poi 10. poi 62. Poi ha superato i 100.
Quella che l'hanno dopo ha deciso di fare il flick. E non c'è stato parco che si salvasse, dove c'era erba, lei provava. E provava. E provava ancora. E non contava i giorni che ci aveva messo per riuscire a stare su un cm in più, ma quanto le mancava per farcela.
Quella che ha iniziato a fare artistica anche se le ho suggerito altro, che ha continuato, che mi ha detto "lascio tutto il resto, ma mamma voglio fare agonismo". Quella che ci riesce nonostante la scuola. Nonostante che legga fino a dimenticarsi del mondo.
Insomma, ecco quella che mi insegna ogni giorno che la testa dura fa invecchiare le mamme ma ci permette di conquistare il mondo. Non c'è ostacolo che tenga quando la passione è così forte.
Mi sfinisce, mi sfibra, mi affronta. Ma mi insegna che tutto è possibile se non molli mai.

E domenica, 10 maggio 2015, la sua prima gara ufficiale, in serie C. Io mi sono incantata a guardarla e l'ho ringraziata. 

Emozione, paura, agitazione, un po'. Non troppo. Era a casa sua, nel suo mondo, orgogliosa, sicura, pronta. 


Sei piccola, e non ti rendi conto di che forza hai nel cuore, ma spero che ti aiuti nella tua strada come stai aiutando, senza saperlo, anche me.



sabato 21 dicembre 2013

Lupo della legge


21 dicembre 2013: sei diventata lupo della legge, e hai avuto la tua "pelliccia"

"Mamma hai visto che sorpresa? Sono così orgogliosa, sono felicissima! Grazie mamma perché condividi con me le cose che per me sono importanti..."

Amore mio... quel visetto brillante di gioia, orgoglio ed entusiasmo, quel sorriso che non riesce ad essere abbastanza grande, quegli occhi lucidi di emozione, sono il motivo per cui viviamo.

sabato 3 novembre 2012

Mail

Sei al lavoro, in un tardo pomeriggio già lento e un po' buio.

E poi tra tutte le mail, ne vedi una così...


DA SARA:

Ciao   mamma   ti   voglio   tanto   tanto   bene   ma   così   tanto   che   di   più   non   si   può.   Vorrei   tantissimo   essere   li   da   te   per   farti   le   coccole.   Mi   manchi   proprio   tanto   sai.   Ma   fra   un   po   vieni   da   me.   Però   fai   in  fretta   per   favore.   Che   mi   manchi   tanto   dai.  Ciao   ciao   mamma   a   presto.

Ti commuovi, sorridi, e tutto cambia colore!

mercoledì 27 giugno 2012

Piccole donne crescono.

Finita la scuola, ritirata la pagella, iniziate le vacanze.

Si ricarica e respira. Mentre io faccio bilanci, mi riguardo le foto di settembre, e guardo lei, di nuovo la foto del primo giorno di scuola, il grembiule, quello zaino enorme, il sorriso emozionato, che poi non avrei più visto per settimane, nascosto dal viso preoccupato e sapaventato e da qualche lacrima. Poi riguardo lei. 

Quanto si può crescere e cambiare in un anno? 

Una pagella meravigliosa, impegno al massimo, entusiasmo tanto e l'entusiasmo è proprio la cosa che mi interessa di più, quella per cui ho lavorato tanto.

Mamma ho preso 10. Brava amore, ma senti, cos'hai imparato? Hai visto quante cose nuove oggi, sei orgogliosa?

Quando ha iniziato scriveva paroline, la ritrovo seduta sul divano vicino a me, a leggersi il suo libro mentre io mi leggo il mio (o ci provo tra i mille "mamma, cosa vuol dire questo?"). 
L'ho portata che disegnava alberi e fiori, la ritrovo a scrivere segreti sul suo diario.
E' arrivata timida tra tanti bimbi nuovi, e ora rispondo alle sue domande sull'amore, sui fidanzati, sui baci, sui figli.
Ha iniziato quando ancora guardava i baby looney tunes e magari Pocoyo. Ora litighiamo per i telefilm, perché "posso guardare i miei cartoni da grande?". E scopri che esiste beautiful per bambini, nascosto dietro al nome "non può essere", un po' ti rodi ma poi sai che non puoi scegliere tutto per lei.
A settembre la consolavo ogni mattina quando doveva entrare. Ora mi parla di quel compagno lì, quello che la fa ridere, quello che se la guarda diventa rossa, e delle sue amiche amiche, quelle che "abbiamo anche il club dell'agenda"

La mia bimba.

Quella che al parco giochi fa amicizia con tutti, poi chiacchiera con gli amici, vecchi e nuovi, sottovoce, controllando che io sia abbastanza lontana da non sentire.
Quella che nei suoi telefilm "da grandi" due si baciano, e lei li guarda con gli occhi spalancati, mi viene in braccio, e non smette di farmi domande per tutta la sera.

Ma quel telefilm è vero, cioé quelle persone esistono?
Si.
Ma è proprio così, cioé sono loro o è per finta?
Sono persone vere, ma nel telefilm recitano, come quando tu fai una recita, fingono per seguire una parte e creare una storia.
Ma quelli che si sono baciati sono fidanzati per davvero o per finta?
Non so se siano fidanzati per davvero, può anche essere di no.
Ma se non sono fidanzati, e lì si baciano...
E' per recitare la parte, per creare quella storia che piace a chi guarda.
Ma se lui è fidanzato con un'altra ragazza, ecco, se io fossi fidanzata non vorrei baciare qualcun altro.

E avanti. E' emozionante anche rispondere ricordandomi che tutte quelle domande me le ero fatte io, tanti anni fa.

La mia bimba. Che cresce e si allontana, poi torna, che fa domande, poi mi scappa, che mi coccola di più, ma mi svela di meno i suoi segreti, che mi fa domande su tutto, poi abbassa gli occhi imbarazzata.

Abbiamo lavorato tanto con lei. Lei che morde per paura di sentirsi dire no, lei che ci ha fatti urlare fino al mal di gola, che non la capivo, che mi avvicinavo e scappava. Ma abbiamo trovato la strada giusta, ho abbassato la guardia, ho allargato le braccia, e ora me la ritrovo così, coccolona, curiosa.

Per fortuna ancora bimba, che corre, salta, che non sta seduta, non ci riesce proprio, che si arrampica sugli alberi e se può salta da un ramo all'altro, che si rotola nella sabbia e sull'erba, che cammina scalza. Più signorina di prima ma non troppo.

Un anno ed è cresciuta tanto, tantissimo. Mentre io la guardo, mi emoziono e mi commuovo.


mercoledì 15 febbraio 2012

La prima pagella

Trovarsi davanti una maestra emozionata è una cosa davvero speciale.

Una pagella ottima, voti perfetti, resoconto commovente.

Sara è speciale, responsabile, dolce, allegra, intelligente, veloce fin troppo "non so mai cosa farle fare, mi giro e ha finito!", socievole, precisa, ordinata. Le ha conquistate, tutte e tre le maestre.

Beh, pensavo di uscire orgogliosa, ma mi sono anche commossa! La cosa che mi ha resa più felice è stato sentirmi dire che è anche serena e felice, le piace stare a scuola, le piace partecipare, sta bene, è contenta. Sicuramente il regalo più bello.

A casa abbracci e baci, occhi brillanti, sorrisi enormi. Vorrei solo riuscire a dirle quanto è speciale, scuola o non scuola, la nostra stellina per noi!

mercoledì 8 febbraio 2012

Piccole emozioni.

All'uscita di scuola, la solita Saretta che parla a fiume. 
Sono stati in biblioteca, per la prima volta, e ha scelto un libro, che leggerà da sola. Tutta emozionata, come la mamma, che adora i libri e a sentire la parola "biblioteca" si è allungata di 10 cm per la gioia.
Poi è stata con le sue due più care amiche, e hanno iniziato a scriversi frasine dolci sul diario. Così è arrivata a casa con due pagine di cuori e di dediche.
Nell'intervallo invece la prima fuga, dovrebbero restare nella propria classe ma la maestra è uscita, così ha preso coraggio ed è corsa nell'aula vicino, per salutare la sua più vecchia e cara amica. "Tanto eravamo in due, se ci vedevano non sgridavano solo me!".

Ecco, ieri ho trovato la foto del primo giorno di scuola. Sembrano passati secoli, e invece sono solo 5 mesi, ma a me sembra sia cambiata un mondo. Oggi ascoltandola, ho pensato a tutti questi mesi, a quanta paura ha avuto, ai pianti, al terrore delle maestre...

Lei che non faceva pipì perché non si osava chiedere di andare in bagno (nemmeno nell'intervallo!) ora scappa rischiando una ramanzina. 
Lei che si è arrabbiata tutto un pomeriggio perché non riusciva a fare la "P" in corsivo, ora ha un libro da leggersi da sola. 
Lei che sul diario non faceva nemmeno una virgola in più, che magari la maestra non vuole, ora si scambia dediche con le amiche. 
Lei che mi ha confessato di essere stata sgridata dalla maestra piangendo e solo dopo due settimane, perché aveva paura mi arrabbiassi, ora mi dice sorridendo complice che "tanto la maestra è uscita, e noi siamo andate veloci".

Lei non si rende conto di quanto sta crescendo... Io si, però! E così ogni tanto mi commuovo :-)

sabato 5 novembre 2011

Un libro, le treccine e i momenti magici

Mamma, mi fai tutta a treccine che così stasera faccio vedere a zio come sto?
Certo amore.

Ed ecco lì, una pausa pranzo passata a fare treccine (un'ora e venti di lavoro!). Lei si è presa un libro e me l'ha letto, pagina dopo pagina, parola dopo parola, abbiamo scoperto che i boa sono gialli se stanno male, il significato di almeno 3 parole, poi un sorriso a fine intrecciatura e... un bacio grande e un "grazie mamma" che ti fanno uscire di corsa, perché ormai è tardi, col sorriso da bambina.

venerdì 14 ottobre 2011

Finalmente si parte davvero

Dopo 5 settimane.
Dopo un numero indefinito di brava, bravissima, ottimo lavoro, che bello, sei proprio brava, ecc ecc...
Dopo almeno quattro 10 alle verifiche.
Dopo aver cambiato maestra due volte e compagni una.
Dopo quattro compagni di banco diversi.
Dopo aver pianto per la paura della scuola, poi per quella di musica (che fanno cantare proprio te e non ti osi), poi per quella del doposcuola, poi per quella del prescuola, poi per quella di non sapere la filastrocca, poi per quella dei compiti da fare al doposcuola, insomma, dopo averle viste tutte e aver visto che sopravvivi.
Dopo giorni a consolarti, e altri a dirti che "basta, Sara, non sono tragedie, ce la farai, lo sai già, ora basta!!!!"
Dopo averti vista entrare piangendo e uscire a occhi bassi.
Dopo un mese di risvegli notturni e arrivi nel lettone.
Dopo un mese di mattine iniziate con un "non voglio andarci a scuola" e qualche lacrima.
Insieme a una nuova gelosia per tua sorella perché ora le coccole le vuoi anche tu.

Ecco, adesso ce l'hai fatta. Ieri finalmente mi hai detto "mi piacciono tanto Milena, Laura e Sabina, Antonella di meno, ma mi piace tanto lo stesso."
Allora non è poi male la scuola, vero?
No, è bella.

Non è durato tanto, cinque minuti. Poi ragionando hai concluso che "però non posso chiacchierare... e devo stare seduta... e non posso giocare quando voglio... non lo so mica se mi piace! Anzi no, non mi piace, non tanto".

Però stanotte per la prima volta non ti sei svegliata più. Questa mattina per la prima volta siamo tornate alle minacce (dai, Sara, ora alzati o ti devo buttare giù, forza che è tardi, Saraaaa! SARRAAAAAA!!!!!!) e non ti sei svegliata da sola piangendo. E per la prima volta non mi hai detto che avevi mal di pancia. Per la prima volta oggi sei entrata quasi sorridendo, e non hai pianto andando al doposcuola.

Ce l'hai fatta anche tu. Adesso posso dire anche io che a scuola va tutto bene, e anche tu ormai ridi quando rispondi "no, la scuola non mi piace!" :-)

martedì 13 settembre 2011

Sono felice felice felice...

Sara non voleva, non voleva poprio, paranoie su tutto, dal "come faccio a sapere dove devo sedermi" al "e se mi scappa la pipì?" passando per "come faccio a sapere cosa devo fare per i compiti?" e "ma cosa devo dire alla maestra", con la conclusione che la scuola "è brutta, sporca e puzza"quindi "tanto io so leggere e non mi interessa altro, non ci voglio andare".

Sapevo che era la paura di una cosa che non conosceva, e non mi preoccupava tantissimo, ma temevo che l'inizio fosse pesante. Beh, non avevo torto, ma pensavo durasse qualche giorno, invece... 5 minuti!

La maestra è tosta, non la conosco ma.. diciamo che a pelle la sensazione è "io faccio quello che devo al meglio, se qualcosa non va benissimo, ne parliamo, potete dirmi la vostra, ma tanto se ho deciso ho deciso e qui si fa a modo mio".  Ecco, non è cambiata questa sensazione (che ho avuto alla riunione prima dell'inizio)... ma per ora il suo modo mi piace.

E' arrivata con la chitarra, e una maestra con la chitarra non se l'aspettava nessuno, considerato poi che non ci siamo presi la più giovane. Siamo entrati tutti, stretti stretti ma ci siamo stati. 20 bambini, 20 banchetti.

La maestra ha iniziato con una canzoncina: tirava fuori da "una scatola magica che ho trovato stamattina sotto al cuscino" i biglietti, su ognuno il nome, e:

Mestra "ciao XXX sei tu qui...?"
XX "si maestra sono qui...."

Qualche bambino ha cantato a voce alta. Qualche altro piano piano con la mamma o il papà. Sara si è nascosta dietro di me, appena ha capito che doveva farlo le sono venute le lacrime e mi ha detto "canti tu" e così è stato. Si è riseduta con un lacrimone sulla guancia, ma si è presa lo stesso il suo applauso, ha poi applaudito la sua amichetta e compagna di banco, e da lì è andato tutto meglio.

La maestra ha spiegato a loro e a noi cosa avrebbero fatto..

Coloreranno una lumachina. Perché quest'anno faranno le lumache, un viaggio lento lento calmo calmo, non come i treni che vanno veloci e non vedi niente, andranno piano, e si godranno il paesaggio e tutto quello che passa. Poi porteranno la lumachina in cortile, la maestra farà la foto a tutta la classe e poi a ogni bimbo con la sua lumachina e il suo nome. E  poi ne ritaglieranno un'altra già colorata, perché chi taglia bene scriverà anche bene, e io vi guarderò. E coloreranno anche un disegno da mettere come copertina al quaderno. Non riusciranno a finirlo, quello sarà il loro primo compito, finire di colorarlo a casa.

Ho detto a Sara "Visto? Cosa ti avevo detto? tu adori colorare, e il tuo primo compito sarà colorare".

Mi ha fatto il suo primo sorriso, con gli occhi felici davvero!

"e dovrete colorarlo bene, voi, non mamma e papà, a me non piacciono le mamme e i papà che fanno i compiti, a me piacciono i vostri compiti..."

Ce ne siamo andati dopo un'ora. L'ho baciata e le ho detto "allora, ti piace?"

Un'ora prima mi ha detto piangendo "ma io non voglio stare qui tante ore senza di te, io voglio che torni subito". Alle 9, quando gliel'ho chiesto, mi ha risposto sussurando e sorridendo a occhi bassi "si... mi piace la scuola"

Ecco, tosta la maestra e fuori le altre mamme me l'hanno confermato. Di quelle con cui è meglio andare d'accordo.

Ma di 20 bambini, ne ho visti piangere 2 all'arrivo, 5 o 6 (tra cui Sara) aggrappati a mamma e papà per un bel po'. Quando siamo usciti, non uno che abbia protestato.Non mi sembra affatto poco! Sarà tosta, ma se questo è l'inizio, mi piace un sacco.

All'uscita era stanchissima, non ha quasi pranzato, non parlava... ma poi si è ripresa, ha fatto volentieri il compito, e dopo un'ora aveva già nostalgia della scuola.

Mamma... ho una strana sensazione, è come se... come se avessi nostalgia della scuola.

Ecco, quanto effetto mi fa sentirla parlare di sensazioni, di nostalgia, di scuola... quanto sembra piccola dietro al suo banco, e con quel grembiule addosso...

Poi c'è anche la maestra di matematica che "si chiama Sabina, ma si fa chiamare Sabrina, perché fa le magie, perché la matematica è noiosa, e noi non la facciamo, noi facciamo la matemagica".

Ecco, stamattina ha dato la mano alla sua amichetta, un bacio, un ciao con la mano, un sorriso ed è sparita con gli altri. Come nei film...

sabato 10 settembre 2011

Quando finisce l'asilo...

 Ieri l'ultimo giorno.

Che poi un conto è l'ultimo giorno e poi a settembre si inizia. Già ti rendi conto che un anno è passato e non sai dove l'hai messo. Ma quando finisce tutto... ecco, improvvisamente i dettagli a cui non hai mai fatto caso ti mancano! Non mangerà più su quei tavolini rotondi e colorati, e ti spiace, perché ti sembrano i migliori per lei. Non passerà più le mattina in terra a giocare con le amiche. E ti chiedi se è giusto. La "lezione" non sarà più solo mezz'ora, ma diventeranno 5, e non sai se è pronta. La maestra non l'accompagnerà più per la mano alla porta, sorridendo. Sai che ti mancherà.

Tre anni bellissimi. Una maestra che li ha resi speciali, Simona, la nostra Simona, che ha saputo accoglierla con affetto, che se l'è tenuta attaccata a una gamba i primi mesi, quando dell'asilo non voleva saperne, che l'ha poi vista staccarsi pian piano, che mi ha sempre parlato con un sorriso, la voce calma, il tono dolce. Ogni persona ti dà emozioni diverse, e con Simona ti senti al sicuro, a casa, accolta. Ti parla piano, ti guarda negli occhi, senti che ti vuole bene, ti chiedi come fa a volere bene così a tutti, e sai che è speciale.

Ci ha accompagnate 3 anni. E ora ci lascia.

Le abbiamo fatto un albumino piccolo, con le foto di questi 3 anni, con i ricordi di Sara. Ieri l'abbiamo salutata, baci, abbracci, lucciconi, vieni a trovarmi, certo, posso quando voglio vero? Poi ha preso il pacchetto, e siamo andate via.

Ci ha chiamate dalla finestra, asciugandosi gli occhi, dopo averlo aperto, per urlarci l'ultimo grazie, l'ultimo ciao di questi 3 anni. E ho pianto anche io, pensando che non le ho lasciato nemmeno un biglietto, che avrei voluto dirle tante cose. Che avrei voluto dirle quanto ha reso speciale l'asilo, quanto le sono grata perché questi 3 anni per Sara resteranno un ricordo bellissimo, anche grazie a lei, perché non tutti i bambini piangono quando gli dici "no, oggi non vai all'asilo". Quanto le sono grata perché li ha resi speciali anche per me, non tutti sanno farti sentire una mamma "giusta". Avrei voluto dirle che ce ne dovrebbero essere di più di maestre così. Che il regalo più bello che può avere mia figlia è di trovarne altre, che le facciano amare la scuola come ha amato l'asilo, e ci facciano di nuovo piangere fra 5 anni quando ci saluteremo.

Invece l'ho lasciata con un ciao fatto con la mano, veloce, perché poi le parole quando ti servono non vengono mai.

La rivedremo ancora, ma non sarà la stessa cosa.

Però ci resta nel cassetto questo ricordo bellissimo, che le cose belle fa male lasciarle, ma riempiono i cassetti, e quando domani Sara quel cassetto lo aprirà lo farà con un sorriso. E si ricorderà di una persona speciale che ha colorato la sua vita con i colori più belli.

lunedì 22 agosto 2011

Nuota!

Ufficiale ufficiale, ok, già dopo la scorsa lezione galleggiava un po' annaspando, ma era roba di pochi secondi. Oggi... oggi tuffi, e risale a galla, qualche bracciata, qualche metro a cagnolino, certo lo stile è molto sul genere "no no, non sto affogando giuro!" ma sta a galla, va avanti, fa lo scivolo da grandi che finisce nella vasca da grandi, va sul fondo a prendere le cose (e il papi ha lasciato andare sul fondo l'orologio, l'unica cosa a disposizione che non galleggiasse, molto poco fiducioso).

Ecco, questa è stata forte...
Mamma, butta la cuffia?
Eh???
La cuffia, buttala che la prendo sul fondo!
Amore, galleggia...
Allora qualcos'altro..
E cosa? 
Il costume
Ah già, ci manca quello... e poi galleggia.
Qualcosa, ti prego, qualunque cos.... papi, l'orologio!
Eh???!!!???
Dai, dai, dai...
No no, scordatelo.
ti prego papino, ti prego, ti adoro, ti prego
N... va... si, se... vabbé... ok...
Mamma, io mi tuffo e tu devi schiacciarmi la testa sotto
Scusa?
Si si, io mi tuffo e tu mi schiacci sotto, lo fa anche la maestra, sennò non arrivo in fondo, ma solo un po', conti fino a due poi lasci.

Ecco, tenere la testa sott'acqua della seienne che fino al giorno prima si fidava poco anche dei braccioli, fa un certo effetto...

E così oggi, la nostra Saretta ha deciso che i braccioli non li vuole più. Avanti alla prossima!

mercoledì 27 luglio 2011

In montagna...

E così l'abbiamo fatto, prima camminata in montagna in 3, la piccolina da nonna e noi due solo per Sara, che ci voleva.
Beh, una bella incognita, tu che a volte cammini un'ora e altre ti stanchi ad alzarsi dal divano. Invece ci hai sorpresi. Percorso molto più lungo di quel che pensavamo, ci sono volute 3 ore, la prima è volata, sei partita dietro al tuo papi dopo avergli dato il suo biglietto di auguri per il compleanno, fatto da te, e hai saltellato sulle pietre come un cerbiatto, allegra e convinta di volerti trasferire in montagna...




La seconda ora è stata stancante, pensavamo che il rifugio fosse vicino, aspettavamo di vedere il prato promesso, e invece a ogni curva ancora strada... Ma c'era il lago da vedere, gli stambecchi da fotografare, lo spuntino con la marmellata come l'hai chiesto tu, mamma e papà da fotografare, ed è passata...






La terza ora è stata molto più difficile, io ero stanca, tu eri stravolta, il rifugio era lì davanti a noi, sembrava sempre a due passi, ma di nuovo niente.

Quando ormai sembrava di toccarlo ad allungare il braccio, ti ho detto "guarda, siamo arrivati!" poi ho letto il cartello. Altri 40 minuti. No, non si può!
Però ho iniziato a inventarmi storie, cose strane e ridicole, ci sono riuscita bene, ti sei distratta e ce l'hai fatta, un passo dopo l'altro e sei arrivata, e non ci credevo io, e nemmeno tu! Quando ti ho detto "amore, questa volta è vero, questa volta siamo arrivati, ce l'hai fatta!" mi hai chiesto se era proprio vero vero...
Ed eccoti di nuovo carica, due panini al prosciutto (non mi lamenterò più che non mangi, piuttosto ti porto in montagna!), la merendina rubata a papà, anche l'omogeneizzato di frutta, e via, di nuovo a saltellare per il prato, a guardare col binocolo, a cercare cosa c'è là dietro, e dietro a quella pietra grande, e dietro a quella discesa...

E poi siamo ripartiti. Che dici, Sara, facciamo la strada più lunga, che è facile, o quella corta che è difficile?
Quella cortaaaa!!!
Ecco... corta più o meno, difficile molto più di quel che pensavo, da tenerti a ogni passo. Alla fine ti sei lamentata anche parecchio, e avevi ragione. Ma sei arrivata. Fino al parcheggio, fino al bar, fino a un meritato gelato.
La prossima volta giuro che controllo meglio il percorso. Ma intanto è stata una giornata bellissima, e tu ora lo sai, che non c'è niente che non puoi fare!

mercoledì 13 luglio 2011

Romantica...

Tu che pesti i piedi a ogni parola, che urli "ti odio" e "sei una pizza" a ogni respiro, che sbatti le porte, che se ti si sgrida giuri che "mi fate morire!", che fai le facce brutte e le linguacce, che non ci vuoi due minuti su tre...

Ma io ti vedo sai?

Quando entri in camera e tua sorella dorme, e le metti il suo Leo vicino a farle compagnia...

Quando sai che è il compleanno di papà e vorresti regalargli la moto, proprio come piacerebbe a lui...

Quando hai preso in braccio il tuo nuovo amichetto di due settimane, e per una settimana non hai parlato d'altro...

Quando mi sono fatta male a un piede, una sciocchezza, e hai pianto al posto mio...

Quando sei caduta, hai avuto paura, e non volevi ti toccassi, ma poi hai singhiozzato lì sulla mia pancia, come da piccola...

Quando ci disegni, tutti e quattro, tra fiori, cuori e sorrisi...

Quando è bastato un giorno al mare e ti sei rinnamorata del tuo papà...

Quando sgrido tua sorella, e ti mordi il labbro perché sai che se mi contraddici sgrido anche te, ma non ce la fai, e la aiuti...

Quando vieni nel lettone e mi accarezzi i capelli...

Quando alle 2 del mattino, saranno i fumi del sonno, mi dici che sono la mamma migliore del mondo...

Io ti vedo, orsetta mia. Fai la dura ma sei un cuore di burro.

Devo solo ricordarmelo quando lo nascondi troppo bene.

giovedì 30 giugno 2011

6 anni fa...

Sei anni fa a quest'ora ti guardavo... Dormivi, beata come un angelo, hai dormito alla faccia del caldo spaventoso, alla faccia dei muratori a due metri di distanza che sembravano voler buttare giù il mondo, hai dormito 6 ore mentre controllavo che respiravi, mentre mi chiedevo se stavi bene, se dovevo svegliarti...

Sei anni fa pensavo a tutto quello che era successo, alle urla, proprio le mie, che pensavo "no, mai, che vergogna...". Al vederti... Al tuo papà che si era tolgo la maglietta, e ti aveva presa in braccio, per primo, mentre tu cercavi già il seno. A quando ti hanno messa in braccio a me, ancora umida e scivolosa, mentre mi davano qualche punto, e tu volevi mangiare. Al primo bagno insieme, lì nella vasca in sala parto che quelle ostetriche, dolcissime, hanno riempito con litri d'acqua solo per farci fare il primo bagno insieme per pochi minuti... Quanto hai urlato amore mio, e quanto mi sentivo strana, senza saper cosa fare...

Sei anni fa in pochi minuti è cambiato tutto. Guardavo il tuo faccino, il naso "da grande", il tuo colorito abbronzato che sembrava fossi arrivata dal mare, e non mi stancavo mai.

Sono passati, volati, spariti. Non c'è un giorno che cancellerei, li rivivrei tutti, quanto hai preso, quanto hai dato a noi. Hai cancellato tutte le mie sicurezze per mettermene in mano di nuove, più grandi, più vere. E ora capisco cosa vuol dire che i figli insegnano ai genitori, e non solo viceversa.

Sei anni, e mi sembri grande. Stamattina ti ho raccontato tutto questo, il primo abbraccio di papà, su quel petto che poi hai voluto tante volte per dormirci sopra, a ranocchia... era il tuo letto preferito, d'altronde quale culla può essere migliore della pelle profumata di papà, col suono del suo cuore e l'affetto delle sue braccia? Ti ho raccontato di quanto ti abbiamo guardata, seguita, delle prime foto, della prima poppata, della prima lunga dormita. E tu hai sorriso, con quel sorriso che illumina tutto, e non c'è spazio per niente altro, che tanto non serve.

Buon compleanno amore. Che la vita non cancelli mai quei tuoi sorrisi.

lunedì 13 giugno 2011

Motocross e tutù

Ieri pomeriggio gara di motocross. Sono un po' di giorni che Sara colora album di macchine, che vuole vedere rally e motocross, con infinito orgoglio del padre appassionato.
Pensavo si stancasse subito, come faceva sempre, invece... 3 ore con gli occhi fissi su quelle moto che correvano nel fango, poi col naso in su a guardare lo spettacolo di freestyle, seduta su una balla di fieno, sporca di terra, scarpe da ginnastica e guance rosse per il sole...

Ci ha detto che vuole provare, che le piace, che anche lei vuole la moto da cross. Tre ore vicina al papi, a parlarsi loro due, e il resto del mondo se lo è ricordato solo ogni tanto.

Beh, stasera la stessa aspirante motociclista, quella che ieri chiedeva stivaloni, tuta da moto, per poter correre nella terra, si metterà collant rosa e tutù bianco per fare il saggio di danza classica.

Come dire, non ci facciamo mancare proprio niente!

mercoledì 1 giugno 2011

Calcetto

Se c'è una cosa che a mio marito non è mai andata a genio è il calcio. Strano ma vero, non gli piace, proprio non lo digerisce, non lo guarda e meno che mai ci giocherebbe.

Anche con le piccole, gioca, passeggia, chiacchiera, ma i due calci al pallone non gli garbano nemmeno un po'.

A giugno, per il secondo anno, l'asilo di Sara organizza un torneo di calcetto dei papà.

Gliel'ho fatto sapere. Ha decretato che se volevamo veniva a vederlo con noi, ma niente di più, che lui col pallone non vuole averci niente a che fare.

Ieri Sara, tornando a casa:
Sai che ho fatto la coppa per il torneo di calcetto?
Tesoro, papà non giocherà a calcetto, e comunque forse lavora quindi non c'è...

Lacrime, musetto mogio e vocino rotto "papino, ma io così non posso darti la coppa, l'ho fatta tutta da sola, solo per te, tutti daranno la coppa al loro papà e io no...".

Oggi il papi in persona tornando a casa, con aria indifferente, mi ha annunciato che ha cambiato turno, che ci sarà, e che posso segnarlo nella lista dei partecipanti.

Si è guadagnato un disegno di Sara con un enorme "TI AMO" in mezzo.

Chissà se quella piccola donnina si rende conto che non ci sarà nessun altro uomo disposto a farsi corrompere così facilmente da lei... :-)

mercoledì 25 maggio 2011

Promossa

Ed eccola qua, "diplomata" e promossa in prima elementare.
Sono passati tre anni, in un asilo fantastico, con una maestra che ama quasi quanto ama me. Tre anni belli, pieni di sorrisi, senza una mattina che non avesse voglia di andare.
Martedì l'ultima festa, con un allegrissimo ballo dell'indiano e mia figlia concentratissima ed emozionata fino alle lacrime.
Anche la mamma non era da meno, a un certo punto mi sono detta "ecco, ogni anno mi ritrovo con la maestra davanti alla macchina fotografica, ma il prossimo anno devo ricordarmi di mettermi dall'altra parte". Un attimo dopo ho capito che non ci sarà un prossimo anno!!!

Ovviamente passata la festa è arrivata la malinconia. La scuola si avvicina e le fa paura, non vuole lasciare la maestra, i compagni, l'asilo, sta bene e vuole stare lì, l'idea di cambiare non le piace proprio. Così sono due sere che piange, che mi dice che non vuole diventare grande.

La conosco, me l'aspettavo, solo che poi quando arriva non sai cosa dire... Ma ce la faremo!

Intanto ecco il sorriso orgoglioso ed emozionato, che mi ha quasi fatto scappare una lacrimuccia!