martedì 20 dicembre 2011

Senti chi parla...

Ci siamo, anche Alessia ha deciso che si può parlare. E ovviamente son dolori.


A tavola.
Mamma, aqua.
Tieni.
Teta aqua, no bolle.
No, non ha le bolle.
Lella bolle.
Si, quella ha le bolle.
No lessia bolle.
No, Alessia non vuole le bolle.
Anche Sciaa no.
Anche Sara niente bolle.
Anche mamma no.
Anche mamma niente bolle.
Papà lella bolle. 
Si, papà la beve quella.
No lessia.
No, Alessia no.
Lessia teta no bolle.
Si Alessia questa.
Tello lello.
Si, quello è un coltello, non toccarlo.
Fa bibi tello, no lessia.
Si, fa male, Alessia non lo deve toccare.
Teni tello (ovviamente lo prende e te lo passa)
Si, grazie, ma non toccarlo più.
No, no tocca lessia tello.
Brava. 
Lessia uccaino.
Si, Alessia cucchiaino.
E la cena va così.....



Ieri invece corso di nuoto per Sara, ultima lezione quindi tende aperte così i genitori possono guardare le prodezze dei figli nuotatori.
Sto facendo una palesissima campagna "pro corso Alessia" per settembre, insomma... Nuoto, tutte e due, stessa ora, e... un'ora per me, fuori di casa, farmi una passeggiata, leggere un libro, farmi due vasche, una pacchia!!! Ma devo convincere la piccola, ovvio...

Ecco, guardavamo Sara e davanti c'erano i bimbi piccoli.
Guarda, Alessia, guarda come schizzano
Sciii.... ciaf ciaf.
Fanno ciaf ciaf, ti piace?
Sci, tanto
Vuoi andare poi anche tu a fare sciaf sciaf?
Mannnoooo (fantastici i "mannoooo", li dice con la risata da "ma che cavolo dici!" buttando la testa all'indietro!)
No? Ma è divertente!
Sci, ente, ma lessia piccolla!
Sei piccola?
Sci, piccolla io! Gandi fanno ciaf ciaf, io piccolla, poi gande...
Poi da grande? Si, fra un po' di mesi, va bene?
Bene... quando gande lessia... quando va cuola.

Ecco, fregata. M'ha pure specificato che è grande quando va a scuola. A settembre l'ora libera non mi spetta ancora.


Stamattina. Sveglia presto tutte e due, mi hanno buttata giù dal letto prima che avessi il tempo di aprire gli occhi.

Quindi colazione presto, con Sara che alle 6.20 già si era cambiata, e si stava preparando la colazione, fosse mai che a scuola facciamo tardi. Insomma, ci resta un sacco di tempo.

A: mamma, tatoni
No, niente cartoni, basta! (siamo tornati al periodo in cui guarderebbe cartoni tutto il giorno!)
Sci, detto io, tatoni!
No, ho detto io, niente!
Sci 'nvece! (pernacchia, pestaggio piedi, tentato pizzicotto, tentata sberla sulla gamba)
Alessia, basta, ho detto niente cartoni e non picchiare che non si fa.
Sci tatoni, desso tatoni!
No!
Uno... (trasformazione in versione ruffiana, sorrisino, faccino piegato da una parte...)
No, non uno, niente amore.
Uno.... peffaoeeee (testolina ancora più piegata, sorriso ancora più largo, occhio languido...)
Alessia, no, non fanno bene tanti cartoni, poi oggi.
Poi?
Si, oggi pomeriggio
Acie mamma, acie mille (bacio sulla gamba, abbraccio alla gamba, ma... occhio alla fregatura!)
Prego amore.
Mamma?
Dimmi.
Tatoni (appunto, che ho detto, occhio alla fregatura!)
No, Alessia, ho detto oggi pomeriggio
Peffaoe... unooo....
No!
Sciii! (Trasformazione in versione "spacco tutto") sci 'nvece, detto sci io, uno tatone, uto!!!
Ho detto no, ora basta!
Sci, uno due te tatoni, tanti, uto, ito???
Ho detto no, basta.

Mi giro e sparecchio.

Quella si raddrizza, sospira, va da Sara:

Sciaaaa?
Che c'è?
Tatoni, detto sci mamma, posscio uno io....

No comment. E dopo lo step 4 (step 1: chiedo. 2: urlo e provo a spaventare. 3: provo a fare la ruffiana. 4: provo a fregare la sorella) è passata al 5, si è presa il telecomando e ha acceso da sola. Io ho spento ed è rimasta senza. Però... giusto ieri pensavo "almeno inizia a parlare, anche se poi il più delle volte sembra non capire cosa le dici...". Alla faccia di quella che non capisce. 

sabato 5 novembre 2011

Un libro, le treccine e i momenti magici

Mamma, mi fai tutta a treccine che così stasera faccio vedere a zio come sto?
Certo amore.

Ed ecco lì, una pausa pranzo passata a fare treccine (un'ora e venti di lavoro!). Lei si è presa un libro e me l'ha letto, pagina dopo pagina, parola dopo parola, abbiamo scoperto che i boa sono gialli se stanno male, il significato di almeno 3 parole, poi un sorriso a fine intrecciatura e... un bacio grande e un "grazie mamma" che ti fanno uscire di corsa, perché ormai è tardi, col sorriso da bambina.

venerdì 14 ottobre 2011

Finalmente si parte davvero

Dopo 5 settimane.
Dopo un numero indefinito di brava, bravissima, ottimo lavoro, che bello, sei proprio brava, ecc ecc...
Dopo almeno quattro 10 alle verifiche.
Dopo aver cambiato maestra due volte e compagni una.
Dopo quattro compagni di banco diversi.
Dopo aver pianto per la paura della scuola, poi per quella di musica (che fanno cantare proprio te e non ti osi), poi per quella del doposcuola, poi per quella del prescuola, poi per quella di non sapere la filastrocca, poi per quella dei compiti da fare al doposcuola, insomma, dopo averle viste tutte e aver visto che sopravvivi.
Dopo giorni a consolarti, e altri a dirti che "basta, Sara, non sono tragedie, ce la farai, lo sai già, ora basta!!!!"
Dopo averti vista entrare piangendo e uscire a occhi bassi.
Dopo un mese di risvegli notturni e arrivi nel lettone.
Dopo un mese di mattine iniziate con un "non voglio andarci a scuola" e qualche lacrima.
Insieme a una nuova gelosia per tua sorella perché ora le coccole le vuoi anche tu.

Ecco, adesso ce l'hai fatta. Ieri finalmente mi hai detto "mi piacciono tanto Milena, Laura e Sabina, Antonella di meno, ma mi piace tanto lo stesso."
Allora non è poi male la scuola, vero?
No, è bella.

Non è durato tanto, cinque minuti. Poi ragionando hai concluso che "però non posso chiacchierare... e devo stare seduta... e non posso giocare quando voglio... non lo so mica se mi piace! Anzi no, non mi piace, non tanto".

Però stanotte per la prima volta non ti sei svegliata più. Questa mattina per la prima volta siamo tornate alle minacce (dai, Sara, ora alzati o ti devo buttare giù, forza che è tardi, Saraaaa! SARRAAAAAA!!!!!!) e non ti sei svegliata da sola piangendo. E per la prima volta non mi hai detto che avevi mal di pancia. Per la prima volta oggi sei entrata quasi sorridendo, e non hai pianto andando al doposcuola.

Ce l'hai fatta anche tu. Adesso posso dire anche io che a scuola va tutto bene, e anche tu ormai ridi quando rispondi "no, la scuola non mi piace!" :-)

martedì 13 settembre 2011

Sono felice felice felice...

Sara non voleva, non voleva poprio, paranoie su tutto, dal "come faccio a sapere dove devo sedermi" al "e se mi scappa la pipì?" passando per "come faccio a sapere cosa devo fare per i compiti?" e "ma cosa devo dire alla maestra", con la conclusione che la scuola "è brutta, sporca e puzza"quindi "tanto io so leggere e non mi interessa altro, non ci voglio andare".

Sapevo che era la paura di una cosa che non conosceva, e non mi preoccupava tantissimo, ma temevo che l'inizio fosse pesante. Beh, non avevo torto, ma pensavo durasse qualche giorno, invece... 5 minuti!

La maestra è tosta, non la conosco ma.. diciamo che a pelle la sensazione è "io faccio quello che devo al meglio, se qualcosa non va benissimo, ne parliamo, potete dirmi la vostra, ma tanto se ho deciso ho deciso e qui si fa a modo mio".  Ecco, non è cambiata questa sensazione (che ho avuto alla riunione prima dell'inizio)... ma per ora il suo modo mi piace.

E' arrivata con la chitarra, e una maestra con la chitarra non se l'aspettava nessuno, considerato poi che non ci siamo presi la più giovane. Siamo entrati tutti, stretti stretti ma ci siamo stati. 20 bambini, 20 banchetti.

La maestra ha iniziato con una canzoncina: tirava fuori da "una scatola magica che ho trovato stamattina sotto al cuscino" i biglietti, su ognuno il nome, e:

Mestra "ciao XXX sei tu qui...?"
XX "si maestra sono qui...."

Qualche bambino ha cantato a voce alta. Qualche altro piano piano con la mamma o il papà. Sara si è nascosta dietro di me, appena ha capito che doveva farlo le sono venute le lacrime e mi ha detto "canti tu" e così è stato. Si è riseduta con un lacrimone sulla guancia, ma si è presa lo stesso il suo applauso, ha poi applaudito la sua amichetta e compagna di banco, e da lì è andato tutto meglio.

La maestra ha spiegato a loro e a noi cosa avrebbero fatto..

Coloreranno una lumachina. Perché quest'anno faranno le lumache, un viaggio lento lento calmo calmo, non come i treni che vanno veloci e non vedi niente, andranno piano, e si godranno il paesaggio e tutto quello che passa. Poi porteranno la lumachina in cortile, la maestra farà la foto a tutta la classe e poi a ogni bimbo con la sua lumachina e il suo nome. E  poi ne ritaglieranno un'altra già colorata, perché chi taglia bene scriverà anche bene, e io vi guarderò. E coloreranno anche un disegno da mettere come copertina al quaderno. Non riusciranno a finirlo, quello sarà il loro primo compito, finire di colorarlo a casa.

Ho detto a Sara "Visto? Cosa ti avevo detto? tu adori colorare, e il tuo primo compito sarà colorare".

Mi ha fatto il suo primo sorriso, con gli occhi felici davvero!

"e dovrete colorarlo bene, voi, non mamma e papà, a me non piacciono le mamme e i papà che fanno i compiti, a me piacciono i vostri compiti..."

Ce ne siamo andati dopo un'ora. L'ho baciata e le ho detto "allora, ti piace?"

Un'ora prima mi ha detto piangendo "ma io non voglio stare qui tante ore senza di te, io voglio che torni subito". Alle 9, quando gliel'ho chiesto, mi ha risposto sussurando e sorridendo a occhi bassi "si... mi piace la scuola"

Ecco, tosta la maestra e fuori le altre mamme me l'hanno confermato. Di quelle con cui è meglio andare d'accordo.

Ma di 20 bambini, ne ho visti piangere 2 all'arrivo, 5 o 6 (tra cui Sara) aggrappati a mamma e papà per un bel po'. Quando siamo usciti, non uno che abbia protestato.Non mi sembra affatto poco! Sarà tosta, ma se questo è l'inizio, mi piace un sacco.

All'uscita era stanchissima, non ha quasi pranzato, non parlava... ma poi si è ripresa, ha fatto volentieri il compito, e dopo un'ora aveva già nostalgia della scuola.

Mamma... ho una strana sensazione, è come se... come se avessi nostalgia della scuola.

Ecco, quanto effetto mi fa sentirla parlare di sensazioni, di nostalgia, di scuola... quanto sembra piccola dietro al suo banco, e con quel grembiule addosso...

Poi c'è anche la maestra di matematica che "si chiama Sabina, ma si fa chiamare Sabrina, perché fa le magie, perché la matematica è noiosa, e noi non la facciamo, noi facciamo la matemagica".

Ecco, stamattina ha dato la mano alla sua amichetta, un bacio, un ciao con la mano, un sorriso ed è sparita con gli altri. Come nei film...

sabato 10 settembre 2011

Quando finisce l'asilo...

 Ieri l'ultimo giorno.

Che poi un conto è l'ultimo giorno e poi a settembre si inizia. Già ti rendi conto che un anno è passato e non sai dove l'hai messo. Ma quando finisce tutto... ecco, improvvisamente i dettagli a cui non hai mai fatto caso ti mancano! Non mangerà più su quei tavolini rotondi e colorati, e ti spiace, perché ti sembrano i migliori per lei. Non passerà più le mattina in terra a giocare con le amiche. E ti chiedi se è giusto. La "lezione" non sarà più solo mezz'ora, ma diventeranno 5, e non sai se è pronta. La maestra non l'accompagnerà più per la mano alla porta, sorridendo. Sai che ti mancherà.

Tre anni bellissimi. Una maestra che li ha resi speciali, Simona, la nostra Simona, che ha saputo accoglierla con affetto, che se l'è tenuta attaccata a una gamba i primi mesi, quando dell'asilo non voleva saperne, che l'ha poi vista staccarsi pian piano, che mi ha sempre parlato con un sorriso, la voce calma, il tono dolce. Ogni persona ti dà emozioni diverse, e con Simona ti senti al sicuro, a casa, accolta. Ti parla piano, ti guarda negli occhi, senti che ti vuole bene, ti chiedi come fa a volere bene così a tutti, e sai che è speciale.

Ci ha accompagnate 3 anni. E ora ci lascia.

Le abbiamo fatto un albumino piccolo, con le foto di questi 3 anni, con i ricordi di Sara. Ieri l'abbiamo salutata, baci, abbracci, lucciconi, vieni a trovarmi, certo, posso quando voglio vero? Poi ha preso il pacchetto, e siamo andate via.

Ci ha chiamate dalla finestra, asciugandosi gli occhi, dopo averlo aperto, per urlarci l'ultimo grazie, l'ultimo ciao di questi 3 anni. E ho pianto anche io, pensando che non le ho lasciato nemmeno un biglietto, che avrei voluto dirle tante cose. Che avrei voluto dirle quanto ha reso speciale l'asilo, quanto le sono grata perché questi 3 anni per Sara resteranno un ricordo bellissimo, anche grazie a lei, perché non tutti i bambini piangono quando gli dici "no, oggi non vai all'asilo". Quanto le sono grata perché li ha resi speciali anche per me, non tutti sanno farti sentire una mamma "giusta". Avrei voluto dirle che ce ne dovrebbero essere di più di maestre così. Che il regalo più bello che può avere mia figlia è di trovarne altre, che le facciano amare la scuola come ha amato l'asilo, e ci facciano di nuovo piangere fra 5 anni quando ci saluteremo.

Invece l'ho lasciata con un ciao fatto con la mano, veloce, perché poi le parole quando ti servono non vengono mai.

La rivedremo ancora, ma non sarà la stessa cosa.

Però ci resta nel cassetto questo ricordo bellissimo, che le cose belle fa male lasciarle, ma riempiono i cassetti, e quando domani Sara quel cassetto lo aprirà lo farà con un sorriso. E si ricorderà di una persona speciale che ha colorato la sua vita con i colori più belli.

lunedì 22 agosto 2011

Nuota!

Ufficiale ufficiale, ok, già dopo la scorsa lezione galleggiava un po' annaspando, ma era roba di pochi secondi. Oggi... oggi tuffi, e risale a galla, qualche bracciata, qualche metro a cagnolino, certo lo stile è molto sul genere "no no, non sto affogando giuro!" ma sta a galla, va avanti, fa lo scivolo da grandi che finisce nella vasca da grandi, va sul fondo a prendere le cose (e il papi ha lasciato andare sul fondo l'orologio, l'unica cosa a disposizione che non galleggiasse, molto poco fiducioso).

Ecco, questa è stata forte...
Mamma, butta la cuffia?
Eh???
La cuffia, buttala che la prendo sul fondo!
Amore, galleggia...
Allora qualcos'altro..
E cosa? 
Il costume
Ah già, ci manca quello... e poi galleggia.
Qualcosa, ti prego, qualunque cos.... papi, l'orologio!
Eh???!!!???
Dai, dai, dai...
No no, scordatelo.
ti prego papino, ti prego, ti adoro, ti prego
N... va... si, se... vabbé... ok...
Mamma, io mi tuffo e tu devi schiacciarmi la testa sotto
Scusa?
Si si, io mi tuffo e tu mi schiacci sotto, lo fa anche la maestra, sennò non arrivo in fondo, ma solo un po', conti fino a due poi lasci.

Ecco, tenere la testa sott'acqua della seienne che fino al giorno prima si fidava poco anche dei braccioli, fa un certo effetto...

E così oggi, la nostra Saretta ha deciso che i braccioli non li vuole più. Avanti alla prossima!

giovedì 11 agosto 2011

Voglia di parlare

E la piccola teppa inizia a parlare...

Così "iamo, bibolo, mamma iamo" e lo scivolo sembra improvvisamente una cosa romantica quanto la luna.

Lo yogurt è diventato frutta, e se lo dice lei è così, punto, che sennò s'offende e ti becchi certe occhiatacce che nemmeno Lucifero in persona... E le pàtate sono... sono patàte come sempre, ma non pensavi prima che bastava un accento diverso e un vocino così, e avrebbero cambiato gusto.

Le "aote" poi, sono gustose, ma così gustose, quando te le chiede saltellando sulla sedia, orgogliosa per essere riuscita a dire "aote" che se vincessi al superenalotto non avresti un sorriso come quello.

Poi ci sono tutti i vari "no mamma, io detto, via, tu via, vai, mio detto, io." che ti senti un po' un soldato agli ordini, ma ti squagli lo stesso.

Poi ci sono tutti i "sciola" del caso. Che ora fa tutto lei da sola. Anche le scale. Ok, solo a scendere, ok solo qualche gradino, vabbé fa un po' di caciara, ma è così orgogliosa di dirti "no mano, io sciola". Poi tocca salire, alza le braccia "baccio" e il giro tocca a te...

C'è anche il "teno" quello che passa dietro casa nostra, che è lì ogni giorno, e incanta ancora Sara. Ci piace tanto, proprio tanto. Poi mi prende per scema se per strada le spiego che "no amore, non è un treno quello, è un pullman/camion" e mi becco il "no, teno ello, ohhh" di turno, con quel "ohh" finale di una che non sopporta più di doverti spiegare le cose ogni volta. Però il "tattoe" lo riconosce benissimo, deve avere un nonsoché di speciale perché non lo confonde...

Per altre cose le parole non servono. Appena vede la piscina non chiede niente, tira giù i pantaloni ed è tutto chiaro, se poi siamo in mezzo al parcheggio, beh, sono dettagli...

E altre cose semplifichiamo. I pulcini fanno pio pio. Gli uccellini fanno pio pio. No,nonmenefreganientesepulcinieuccellinonsonougualinoncomplichiamocilavitachepiopiovabenepertutti. Punto.


Conta anche. 
Mi dai due mollette amore?
Ugno... due...
Ancora una
Teee... atto...
E voilà, sei pronta a iscriverla alla Bocconi a 10 anni che un genio non tutti ce l'hanno in casa. Al che le chiedi di passarti un calzino, ti dà le mutande, si offende se le spieghi la differenza, si va a prendere il ciuccio, e ringrazi che forse la Bocconi costa un tantino...


Che poi non è quel che dice. Ma quel vocino fino fino e dolce, mescolato a quelle facce che sa fare solo lei, roteando gli occhi al cielo senza speranza, inclinando la testolina e sgranando gli occhioni, stringendo e muovendo le labbra. Che le scoppi a riderle in faccia, e vengano a dirti che non va bene! 

mercoledì 3 agosto 2011

Un dolce cagnolino...

Succede che abitiamo al 4° piano. Senza ascensore.
Succede anche che la piccola sta crescendo, e 11 kg suonati non sono più un peso piuma.

Così si prova a farle fare la scalata da sola. Funziona raramente.

Ieri sera però ero decisa. E anche lei lo è stata, fino al secondo piano. Poi si piazza a gambe larghe, braccia in su, faccino tenero "baccio...". Ecco, ci siamo... Ma mi viene un flash.

No amore, non in braccio, fammi vedere come fa le scale il mio cagnolino bello...

Perché ora ad Alessia piace giocare al cagnolino. Così uno ci prova...

E ti ritrovi alle nove di sera con una piccoletta a 4 zampe su per le scale. Che si ferma e ti fa "bau" perché vuole la carezza. Che si ferma e scodinzola e riparte solo se le dici "vieni, vieni bel bau, che a casa c'è la pappa". Che tira fuori la lingua e ti lecca la gamba. E tu speri che non passi nessuno proprio in quel momento.

Poi arrivi a casa e lei è tutta contenta. Così alza le zampine davanti e ti fa capire che devi scendere giù. E ti bacia la guancia alla moda dei cani. Praticamente ci ha leccati tutti per mezz'ora. Ogni volta scendi pensando che devi dirle che non va tanto bene, ma nel frattempo incontri gli occhioni che brillano, il sorriso a lingua in fuori, il faccino tondo e....

Vabbé, ho passato la serata ad asciugarmi la guancia. Certi baci ne valgono la pena....

mercoledì 27 luglio 2011

Bilancio di salute.

Sara.

Ha sempre adorato andare dalla pediatra. Vai a capire perché... Entra in sala d'attesa e lei ride, gioca, si rianima. A un certo punto l'ho anche detto alla nostra pediatra "senta, facciamo così, quando sta male io vengo qua, aspettiamo un po' lì in saletta, stiamo buone buone, poi me ne torno a casa, che è meglio dell'antibiotico".
Ha sempre adorato il lettino, sempre impaziente di salirci sopra, sempre pronta ad aprire la bocca, a respirare forte, a tossire, felice come una pasqua di pesarsi, da sempre.

Ecco, ieri ha fatto tutto da sola. Perfetto. Schiena a posto, occhi a posto, sveglia, legge, parla bene, denti perfetti (per ora... speriamo!), peso e statura buoni (piccoletta ma mamma e papà sono così...), tutto ok. Uscita dispiaciuta che fosse già finito.

Alessia.

E' entrata e ha chiarito subito le cose. Sguardo torvo del genere "se mi tocchi mordo.". L'ho seduta sul lettino e ha urlato. Le ho tolto le scarpe e l'urlo ha superato la soglia di sopportazione.
Ha provato a pesarla sulla bilancia dei grandi "magari le piace di più". Niente, piedi stile medusa che si ritira, non c'è stato verso.
Va bene, signora, sediamola... allora... 11 e3... no 11 e 6... ferma un attimo picc... no no, seduta, sentalaprendachecade!!!
Ecco, peso a stima.

La lunghezza.
Ecco, signora, lei le tenga la testa lì vicino al bordo, io provo se riesco... certo che questo ginocchio non lo piega eh...
Insomma, lei urlava, io le bloccavo la testa, la pediatra le bloccava e tirava le gambe... Roba che se ti vedono ti arrestano.
I denti, in braccio, infilandole l'abbassalingua in bocca, mentre si contorceva e io la bloccavo, rossa come un peperone. Riuscita a vedere che ci sono (non ci credo nemmeno morta che li ha contati, non ci casco) è stata gentile e le ha detto "tieni, ti regalo questo, lo vuoi?" dandole l'abbassalingua.
Lei l'ha preso, l'ha guardata malissimo e l'ha tirato via.

No, non voglio. Ehm, grazie...

Persino il battito del cuore è stata una lotta, a momenti gli strappa lo stetoscopio dalle orecchie.

Insomma, per par condicio ha decretato che anche lei cresce, sempre piccolina ma cresce e sta bene. Di sicuro si difende!

In montagna...

E così l'abbiamo fatto, prima camminata in montagna in 3, la piccolina da nonna e noi due solo per Sara, che ci voleva.
Beh, una bella incognita, tu che a volte cammini un'ora e altre ti stanchi ad alzarsi dal divano. Invece ci hai sorpresi. Percorso molto più lungo di quel che pensavamo, ci sono volute 3 ore, la prima è volata, sei partita dietro al tuo papi dopo avergli dato il suo biglietto di auguri per il compleanno, fatto da te, e hai saltellato sulle pietre come un cerbiatto, allegra e convinta di volerti trasferire in montagna...




La seconda ora è stata stancante, pensavamo che il rifugio fosse vicino, aspettavamo di vedere il prato promesso, e invece a ogni curva ancora strada... Ma c'era il lago da vedere, gli stambecchi da fotografare, lo spuntino con la marmellata come l'hai chiesto tu, mamma e papà da fotografare, ed è passata...






La terza ora è stata molto più difficile, io ero stanca, tu eri stravolta, il rifugio era lì davanti a noi, sembrava sempre a due passi, ma di nuovo niente.

Quando ormai sembrava di toccarlo ad allungare il braccio, ti ho detto "guarda, siamo arrivati!" poi ho letto il cartello. Altri 40 minuti. No, non si può!
Però ho iniziato a inventarmi storie, cose strane e ridicole, ci sono riuscita bene, ti sei distratta e ce l'hai fatta, un passo dopo l'altro e sei arrivata, e non ci credevo io, e nemmeno tu! Quando ti ho detto "amore, questa volta è vero, questa volta siamo arrivati, ce l'hai fatta!" mi hai chiesto se era proprio vero vero...
Ed eccoti di nuovo carica, due panini al prosciutto (non mi lamenterò più che non mangi, piuttosto ti porto in montagna!), la merendina rubata a papà, anche l'omogeneizzato di frutta, e via, di nuovo a saltellare per il prato, a guardare col binocolo, a cercare cosa c'è là dietro, e dietro a quella pietra grande, e dietro a quella discesa...

E poi siamo ripartiti. Che dici, Sara, facciamo la strada più lunga, che è facile, o quella corta che è difficile?
Quella cortaaaa!!!
Ecco... corta più o meno, difficile molto più di quel che pensavo, da tenerti a ogni passo. Alla fine ti sei lamentata anche parecchio, e avevi ragione. Ma sei arrivata. Fino al parcheggio, fino al bar, fino a un meritato gelato.
La prossima volta giuro che controllo meglio il percorso. Ma intanto è stata una giornata bellissima, e tu ora lo sai, che non c'è niente che non puoi fare!

mercoledì 13 luglio 2011

Romantica...

Tu che pesti i piedi a ogni parola, che urli "ti odio" e "sei una pizza" a ogni respiro, che sbatti le porte, che se ti si sgrida giuri che "mi fate morire!", che fai le facce brutte e le linguacce, che non ci vuoi due minuti su tre...

Ma io ti vedo sai?

Quando entri in camera e tua sorella dorme, e le metti il suo Leo vicino a farle compagnia...

Quando sai che è il compleanno di papà e vorresti regalargli la moto, proprio come piacerebbe a lui...

Quando hai preso in braccio il tuo nuovo amichetto di due settimane, e per una settimana non hai parlato d'altro...

Quando mi sono fatta male a un piede, una sciocchezza, e hai pianto al posto mio...

Quando sei caduta, hai avuto paura, e non volevi ti toccassi, ma poi hai singhiozzato lì sulla mia pancia, come da piccola...

Quando ci disegni, tutti e quattro, tra fiori, cuori e sorrisi...

Quando è bastato un giorno al mare e ti sei rinnamorata del tuo papà...

Quando sgrido tua sorella, e ti mordi il labbro perché sai che se mi contraddici sgrido anche te, ma non ce la fai, e la aiuti...

Quando vieni nel lettone e mi accarezzi i capelli...

Quando alle 2 del mattino, saranno i fumi del sonno, mi dici che sono la mamma migliore del mondo...

Io ti vedo, orsetta mia. Fai la dura ma sei un cuore di burro.

Devo solo ricordarmelo quando lo nascondi troppo bene.

giovedì 30 giugno 2011

6 anni fa...

Sei anni fa a quest'ora ti guardavo... Dormivi, beata come un angelo, hai dormito alla faccia del caldo spaventoso, alla faccia dei muratori a due metri di distanza che sembravano voler buttare giù il mondo, hai dormito 6 ore mentre controllavo che respiravi, mentre mi chiedevo se stavi bene, se dovevo svegliarti...

Sei anni fa pensavo a tutto quello che era successo, alle urla, proprio le mie, che pensavo "no, mai, che vergogna...". Al vederti... Al tuo papà che si era tolgo la maglietta, e ti aveva presa in braccio, per primo, mentre tu cercavi già il seno. A quando ti hanno messa in braccio a me, ancora umida e scivolosa, mentre mi davano qualche punto, e tu volevi mangiare. Al primo bagno insieme, lì nella vasca in sala parto che quelle ostetriche, dolcissime, hanno riempito con litri d'acqua solo per farci fare il primo bagno insieme per pochi minuti... Quanto hai urlato amore mio, e quanto mi sentivo strana, senza saper cosa fare...

Sei anni fa in pochi minuti è cambiato tutto. Guardavo il tuo faccino, il naso "da grande", il tuo colorito abbronzato che sembrava fossi arrivata dal mare, e non mi stancavo mai.

Sono passati, volati, spariti. Non c'è un giorno che cancellerei, li rivivrei tutti, quanto hai preso, quanto hai dato a noi. Hai cancellato tutte le mie sicurezze per mettermene in mano di nuove, più grandi, più vere. E ora capisco cosa vuol dire che i figli insegnano ai genitori, e non solo viceversa.

Sei anni, e mi sembri grande. Stamattina ti ho raccontato tutto questo, il primo abbraccio di papà, su quel petto che poi hai voluto tante volte per dormirci sopra, a ranocchia... era il tuo letto preferito, d'altronde quale culla può essere migliore della pelle profumata di papà, col suono del suo cuore e l'affetto delle sue braccia? Ti ho raccontato di quanto ti abbiamo guardata, seguita, delle prime foto, della prima poppata, della prima lunga dormita. E tu hai sorriso, con quel sorriso che illumina tutto, e non c'è spazio per niente altro, che tanto non serve.

Buon compleanno amore. Che la vita non cancelli mai quei tuoi sorrisi.

martedì 28 giugno 2011

Quella che...

Quella che ha deciso che comanda lei. Avrà sentito la sorella, che ha sentito Strega Varana (accidenti anche al Fantabosco) e che ora gira per casa sotto la minaccia del "voglio, comando e posso" per poi pestare i piedi arrabbiata e frustrata vedendo che qui non funziona? O avrà imparato di suo, non so. Però decide lei. Cosa vuole mangiare, in che ordine, chi lo mette nel piatto, chi versa l'acqua, in quale bicchiere, da che posizione, si, anche la posizione. Non provare a versare l'acqua dalla sua destra se ti ha fatto vedere col dito e con un "ii" esplificativo che dovevi metterti alla sua sinistra. Dalla sua parte una sorella che, se non la picchia, obbedisce in tutto. Le dai la merendina. "No, tella". E la sorella la dà prima che dici di no. "Api". Faccio per aprire e scoppia l'urlo, quello disumano, quello che come minimo devi esserti rovesciato tutta l'acqua bollente della pasta addosso. "Noooo, tu gnoooo, via tu, Ara apeeee!!!". Ed eccoti la sorella pronta che te la sfila dalle mani mentre tu ancora ti chiedi che cosa le hai fatto perché urlasse così. "Gnooo, iii noooo, api iii!". Sara, pure tu, se devi aprirla dall'altra ci sarà un motivo... E le lasci nel loro brodo che ci stanno bene.

Quella che te la trovi seduta sullo sportello della lavastoviglie.
Scendi Alessia.
Gno. Faccia che "se t'avvicini mordo".
La prendi per il braccio, chiedendoti se sorridere o se ricambiare la faccia, e la sposti.
Urlo, sempre quello. Faccia rossa. Piedi pestati.
La guardi.
Le passa.
Mamma, etto cudi? (Mamma, cassetto lo chiudi?)
Chiudo il cassetto.
Acie mamma. E mi abbraccia e mi bacia.

Se sono i due anni, o se mangia qualcosa che non va, lo scoprirò col tempo...

Quella che ora dà la caccia alle mosche. Ne vede una e l'hai persa, faccia soddisfatta, dito indice pronto, la punta, e prova a toccarla. Scappa, la cerca, la vede, sorride, la punta e prova a toccarla. Scappa, la cerca, la vede, sorride, la punta e prova a toccarla. Ecco, potete andare avanti finché la mosca s'è stancata di prenderla per il naso e se ne va...

Quella che la porti al cinema. Sai che non resisterà. Inizia la pubbicità e s'incanta, poi urla di gioia, batte le mani, scuote le gambe felice, ride, sorride, e tu già ti pensi il giorno dopo, dire a tutti "si si, abbiamo visto Cars, tutti e 4, ma certo anche Alessia è rimasta fino alla fine, contentissima".

A 5 minuti dall'inizio siamo uscite, io e lei, con un bicchierone di pop corn in mano. L'alternativa era sperare che nessuno si lamentasse per quei 4 riccioli davanti a Saetta McQueen...

Quella che ha imparato a fare il cane. Tu sei seduto al cinema, tranquillo. Senti una cosa strana e viscida alle gambe. E' mia figlia che te le sta leccando. E quando sibili "nooo" inorridito ti guarda a quattro zampe, sorride e dice "bau". Ieri in piscina chiacchieravo. Poi mi sono sentita leccare i piedi. "Alessia, no i piedi di mamma!". Ha leccato quelli della sorella. "No, nemmeno quelli di Sara, non si leccano i piedi". Ha leccato in terra, mi ha guardato e mi ha detto "bau" sporgendomi la testolina per farsi accarezzare. Alla prossima mi porto due crocchette...

Quella lì. Si quella. Che la sera urlo pensando che prima o poi la vicina mi manderà l'assistente sociale. Che le dico "mamma si arrabbia" e mi fa la linguaccia. Se poi le dico "allora resta, ciao, mamma va via!" mi saluta e mi manda il bacio. E ride. Ride, ride, ride... Ecco, ma che avrà da ridere lei? Me lo chiedo mentre mi chiedo se arriverò viva al prossimo anno. Ma poi la prendo, la mordo, la bacio, la assaggio, e lei ride, ride, e dice "gnooo" ma tanto amore, quando mai li ascolti i miei? Ecco, tieniti i tuoi no che io ti mangio ora che sei pacioccosa e tenera, va!

martedì 21 giugno 2011

Lividi

Mamma, voglio quel libro.
Aspetta che te lo prendo
No, faccio io
Aspetta, Sara, è in alto te lo tir...
Ahhhhhh
Che c'è???
Mi sono caduti addosso!!!

Che ti stavo dicendo? Ah, si, è in alto te lo tiri sulla testa con gli altri. 3 libri di quelli formato gigante, e labbra tagliate...

Mamma, io vado in bici.
Sara, lì è liscio, fai p...

Volata. Mani, pancia, ginocchia a terra. Non le ci va il casco, le ci va la tuta da moto!

Sara, non ballare sul letto che cadi.
Ok mamma, scendo.. AHHHHHH!!!
Che c'è???

Un piede messo giù, l'altro rimasto piegato male sul materasso, è caduta con le ginocchia, non immagino che male... Ma non si vede, il ginocchio tanto era già nero da cadute precedenti

Dalla nonna. Corridoio lungo scarpiera in fondo. Deve entrare nell'ultima stanza, arriva di corsa, non frena, il cielo solo sa chi è che ha lasciato uno sportello della scarpiera aperto, se l'è preso in mezzo alla fronte. Urla atroci (ma tanto quelle sono da paura sempre... roba che invece di consolarla le dici che o urla più piano o torni dopo...)

Voglio anche io il gelato! E invece di salire sulla sedia salta e sbatte il gomito. urla.

Ahhhaaa
Che c'èèèè???

Qualcuno sa come si fa a cadere dalla sedia a testa prima? Ecco, io no, e a dire la verità nemmeno lei ha saputo spiegarmelo...

Ha le gambe viola, le spalle a chiazze viola, la fronte bollata e viola... Che non sappia che la moda è passata?

Ora poi la teppa ha deciso di seguire le orme della sorella. E ci sta riuscendo egregiamente.

Ieri sera si è impegnata più del solito.

Invece di dormire giocava. Ale dormi. Ride, gioca. Poi si mette il lenzuolo in testa. Fa il fantasma. E cade. Cavolacci, già dietro al cuscino ho messo altri due cuscini dritti, che c'è il bordo duro, e il davanzale, e si sa mai.. Ma sul fondo no! Inizierò stasera...

Quando ho sentito il botto pensavo di trovarmela con la fronte squarciata in due, stavo già dicendo a Sara di vestirsi, ero sola, e ci toccava andare al ps. Invece no, ha battuto il naso, forse è andata meglio così, però eccola stamattina al risveglio, cucciola.. 




Inizio a chiedermi se arriveranno intere alla maggiore età...

mercoledì 15 giugno 2011

Legate, sempre!

Versione 1.

Mamma, mi agganci tu?
Dai, Sara, per favore è tardi!!!!
Uffaaaa!
Buhaaahaaa!
No, Alessia, stai ferma, tanto ti lego e basta!
Gnoooo!!!!! Giùùùùù, HIIIIOOOO!
Si, ok, scendi e sali da sola, ma per favore, è tardiii!!
Ecco, io, chi, accio io.
Si brava, dai che ti lego.
Gno!
Si! Sara, ti sei legata?
Ufffaaaa, questa cinghia si blocca sempre!
Tesoro di mamma, se la tiri piano invece di fare il lancio del gancio...
E' colpa tua che non mi leghi!
Immaginavo... Alessia, togli le mani, santo cielo, è tardi!!!
Gno!
Si!
Mammmaaaa, non ci riesco!!!!
Dai, che ora arrivo, Alessia molla che mi sto arrabbiando...
Click
Ecco, vengo.
Click.
Oh, finalmente si part... Alessia, non devi sfilare le braccia, mannaggia!!!
Gno!
Si che le rimetti a posto! Oh, dai che andia... Alessiaaaaa!!!!!!!!
Gno!
Sfila le braccia e mi prendo il ciuccio.
Gno!
Si!
Si parte?.... (sguardo di controllo... passo felino... si forse stavolta....)

Versione 2.

Andiamo dai.
Sale Sara. Click.
Metto Alessia. Infila le manine al posto giusto. Click.
Si parte... e ti chiedi dove sta la fregatura.

A volte sono giorni si. Altri giorni no.
Altre ti trovi a due chilometri da casa, e Sara, a cui avevo detto "si, dai, ora ti lego io", urla "mammaaaaa!!!! sono slegata!!!". Lei aspettava me, io abituata a lei che fa da sola mi ero dimenticata... Ma sono poche, forse 3 da quando è nata. Che si deve legare lo sa da sempre. Le ho spiegato che è pericoloso, che rischia di farsi male.

Quanto male mamma?
Tanto, puoi sanguinare, puoi tagliarti, può anche andare peggio.

Aveva tre anni. Qualche giorno dopo ha visto una mamma di una sua compagna di nido partire con la figlia davanti, slegata. E si è messa a piangere:
"Mamma, ma perchè la mamma di X non la lega? Non sa che è pericoloso? Può farsi male, non è giusto"

E' vero, non è giusto. E la domanda non è scontata: perché?

A volte è la giornata giusta. Altre ci fermiamo 3 volte in due km per rimettere a posto le braccina della piccola testona. Altre piange. Altre non dice niente. Sara lo sa talmente bene che guai a partire e allacciarci la cintura tardi, non perdona. Qualche volta ci mettiamo di più a legarle che arrivare. Non importa.

Comunque, sempre legate, come salami se volete, ma al sicuro, per quel che si può!

Questo post partecipa alla campagna "se lo ami, legalo" di Genitori cresconoFarmacia SerraMammafelice e Vere mamme.

lunedì 13 giugno 2011

Motocross e tutù

Ieri pomeriggio gara di motocross. Sono un po' di giorni che Sara colora album di macchine, che vuole vedere rally e motocross, con infinito orgoglio del padre appassionato.
Pensavo si stancasse subito, come faceva sempre, invece... 3 ore con gli occhi fissi su quelle moto che correvano nel fango, poi col naso in su a guardare lo spettacolo di freestyle, seduta su una balla di fieno, sporca di terra, scarpe da ginnastica e guance rosse per il sole...

Ci ha detto che vuole provare, che le piace, che anche lei vuole la moto da cross. Tre ore vicina al papi, a parlarsi loro due, e il resto del mondo se lo è ricordato solo ogni tanto.

Beh, stasera la stessa aspirante motociclista, quella che ieri chiedeva stivaloni, tuta da moto, per poter correre nella terra, si metterà collant rosa e tutù bianco per fare il saggio di danza classica.

Come dire, non ci facciamo mancare proprio niente!

giovedì 9 giugno 2011

Baby sitter e cuoche.

Ho trovato una baby sitter fantastica!

Alessia la conosce, la adora, lei ha pazienza, sopporta, accetta, obbedisce, la porta a fare pipì anche 10 volte in due minuti, le legge libri, le cambia il pannolino, la fa giocare, la segue e... mi costa un euro l'ora! ;-)

Pora stella, al cinquantesimo minuto la Sara-babysitter mi ha detto "manca ancora tanto mamma?" E al mio "solo 10 minuti, amore..." Ha sospirato distrutta "ah, bene, allora ce la posso fare". :-)

Ieri sera invece... beh, eccole a preparare l'insalata.

Diciamo che finché non sanno cosa sono i sindacati ci va di lusso!



martedì 7 giugno 2011

Metti un pomeriggio di pioggia...

Anzi, metti che piove da giorni.

Piove.

Piove....

Hai fatto la spesa. Hai pulito casa. Non sei nemmeno a casa tua ma le ore sono lunghe.

Metti che ti ricordi della pasta di sale, e che è da Natale che non la fai. Metti che ci giochi per un'ora. E ti viene voglia di fare una torta, te la inventi di brutto, non hai ricette, ti ricordi quella, e quell'altra, erano due o tre? all'ananas lo yogurt andrà bene? Ma era quella al cioccolato o era quella con la marmellata sopra?

Metti che improvvisi di brutto, e ti esce buona, profumata, morbida, e anche le due gnappe di casa, che le torte le guardano male, se la mangiano di gusto.

Metti che è un altro giorno.

E piove.

Ancora....

Ok, vabbé, si dai, sporchiamoci!!!!! Che poi ci scappa anche il bagnetto!



domenica 5 giugno 2011

Primo week end

Per la prima volta da quando è nata Alessia, abbiamo lasciato le piccole a dormire da nonna, senza di noi... Per la prima volta da 3 anni ci siamo fatti un weed end a due.

Ovviamente ha piovuto.

Ovviamente Sara era felicissima. Alessia non ha capito niente e forse meglio così.

Mamma e papà hanno passato una serata stupenda, e una mattina all'insegna del relax. Sembra incredibile, ma ormai per noi è così strano non avere nessuno che urla, nessuno che ti chiama, nessuno che allaga il bagno, svuota la dispensa, rovescia i cereali in terra, sparge giochi... E' tutta la mattina che guardo la scatola della fattoria, sempre lì, al suo posto, non s'è mossa di un cm. E che mi guardo alle spalle mentre scrivo al pc, fa così strano riuscire a farlo in pace... Dormire tutta la notte, svegliarsi con calma, rigirarsi tra le coperte un'ora, alzarsi e andare in bagno senza seguiti fastidiosi, uscire a correre senza che nessuno piange...

Fra un po' le recuperiamo. Vedremo se la nonna è sopravvissuta e se loro hanno proteste da farci. Ma ce lo siamo promessi, questo è il primo e sicuramente non l'ultimo, ci vuole! Un po' più spesso magari...

venerdì 3 giugno 2011

Ciccibubu e la cena

La cena a casa nostra... Io mi impegno, davvero, sorrisi, argomenti interessanti, voce calma, viso rilassato...

Ma niente, non funziona, è una lotta, una di quelle cose che, appena hai finito, ti appoggi allo schienale della sedia con un sospiro che nemmeno un round di puggilato. Vabbé.

Sara non ce la fa. Lei e la sedia non hanno un buon rapporto, fanno a pugni tutto il tempo. E così me la ritrovo in posizioni strane, senza capire come ci è finita.
Il papi ancora non ha capito il concetto di "argomenti interessanti per tutti". Che forse a 6 e 2 anni, il nostro lavoro non sembra ancora così interessante. Prima o poi glielo diranno...

Alessia... ecco, lei ama la sedia, odia il seggiolino, le manca l'altezza. Inizia sedendosi, compostissima, cucchiaino alla mano, primo boccone da perfetto galateo. Ma, porella, la bocca arriva appena al bordo del piatto, collo lungo lungo, si stanca. E si mette in piedi.
Dopo due forchettate/cucchiainate si stanca. Sarà che non cucino bene, ma tutta quella roba nel piatto scappa. Con le mani viene meglio, allora, perché faticare?

Ecco, due sere fa mi giro e la vedo mangiare i crostini nel passato con le mani. Un po' l'abitudine, un po' che ormai il brodo le colava dal mento, dalle mani, dalle braccia, ti dici "peggio non può fare...".

Però poi sono finiti i crostini. Che vuoi farci col brodo? Ovvio, alzi il piatto e bevi. Mai, mai dire "peggio non può fare..." Sono riuscita a toglierle il brodo quando la fontana arrivava già sotto la sedia.

Ohm, ohm, ohm, si lava tutto, ce la farò...

Allunga le mani "mamma, baccio"
No no, stellina, sei più pucciata tu nel brodo dei crostini che ti sei mangiata, non ti prendo in braccio, prima ci laviamo.
Guarda il bicchiere... "aqua..."
Hai sete? Tieni, bevi...
Affonda le mani nell'acqua, mi guarda, sorride, occhi illuminati, viso orgoglioso "ite nine, bava, azie mamma, pego."
Pulite manine, brava, grazie mamma, prego.

Ecco, che gli fai a una così? Niente, il papà piange dalle risate, Sara si è spalmata sulla sedia nell'ennesima posizione, e io me la prendo in braccio, tanto lavatrice più o meno...

Ieri sera invece pane e marmellata. Le ho dato un pezzettino piccino picciò. Mi guarda arrabbiata, e con tono perentorio mi urla "no, no eto, tello!" (no, non questo, quello) indicando la fettona della sorella.

Fettona sia... La guarda, lecca la marmellata (iniziamo dal meglio, va...), le cade sul tavolo, ovviamente si spalma la parte sbagliata. Raccoglie, finisce il pane, guarda il tavolo, si china e risucchia, tipo aspirapolvere. Da noi la roba buona non si butta!

Ormai la guardo, ridendo o sospirando rassegnata.

Ciccibubu che c'entra? Sara, non so cosa ha sognato, da due giorni la chiama così. Dopo il primo giorno è arrivata e mi ha detto "da oggi per me lei è ciccibubu". Se piace a te... Mi ci sto abituando, se non faccio attenzione mi sa che inizio a chiamarla Ciccibubu anche io. Poi ovvio che cresce strana...

mercoledì 1 giugno 2011

Calcetto

Se c'è una cosa che a mio marito non è mai andata a genio è il calcio. Strano ma vero, non gli piace, proprio non lo digerisce, non lo guarda e meno che mai ci giocherebbe.

Anche con le piccole, gioca, passeggia, chiacchiera, ma i due calci al pallone non gli garbano nemmeno un po'.

A giugno, per il secondo anno, l'asilo di Sara organizza un torneo di calcetto dei papà.

Gliel'ho fatto sapere. Ha decretato che se volevamo veniva a vederlo con noi, ma niente di più, che lui col pallone non vuole averci niente a che fare.

Ieri Sara, tornando a casa:
Sai che ho fatto la coppa per il torneo di calcetto?
Tesoro, papà non giocherà a calcetto, e comunque forse lavora quindi non c'è...

Lacrime, musetto mogio e vocino rotto "papino, ma io così non posso darti la coppa, l'ho fatta tutta da sola, solo per te, tutti daranno la coppa al loro papà e io no...".

Oggi il papi in persona tornando a casa, con aria indifferente, mi ha annunciato che ha cambiato turno, che ci sarà, e che posso segnarlo nella lista dei partecipanti.

Si è guadagnato un disegno di Sara con un enorme "TI AMO" in mezzo.

Chissà se quella piccola donnina si rende conto che non ci sarà nessun altro uomo disposto a farsi corrompere così facilmente da lei... :-)

giovedì 26 maggio 2011

La prima gita!

Insieme all'ultima festa di asilo potevamo farci mancare la prima gita di Alessia?

Stesso giorno, due sezioni del nido, una ventina abbondante di bambini tra i due e i tre anni in fattoria!

Si è innamorata del pulman, ha guardato tutti gli animali curiosissima ma a debita distanza e al sicuro in braccio a mamma (che a fine giornata aveva il fianco deformato...), è scesa al piano pavimento solo dopo due ore, al sicuro a debita distanza da mucche, buoi, asini, cavalli, capre e galline. Sono riuscita a farle due foto. E' arrivata Sofia, una bellissima, dolcissima, allegra e scodinzolante cagnolona. Arrivata correndo e passando a un soffio da Alessia, che mi sono ritrovata in braccio al volo, con le unghie piantate nella schiena. Vabbé.... Per lo spuntino a base di pane e formaggio si è ripresa alla grande, si è piazzata in prima fila e ha subito preso doppia porzione. Chiamatela scema...

Ah, news della giornata, ha anche imparato a fare pipì gambe all'aria, sull'erba! Che con la gita c'entra come i cavoli a merenda, ma sono soddisfazioni!





mercoledì 25 maggio 2011

Promossa

Ed eccola qua, "diplomata" e promossa in prima elementare.
Sono passati tre anni, in un asilo fantastico, con una maestra che ama quasi quanto ama me. Tre anni belli, pieni di sorrisi, senza una mattina che non avesse voglia di andare.
Martedì l'ultima festa, con un allegrissimo ballo dell'indiano e mia figlia concentratissima ed emozionata fino alle lacrime.
Anche la mamma non era da meno, a un certo punto mi sono detta "ecco, ogni anno mi ritrovo con la maestra davanti alla macchina fotografica, ma il prossimo anno devo ricordarmi di mettermi dall'altra parte". Un attimo dopo ho capito che non ci sarà un prossimo anno!!!

Ovviamente passata la festa è arrivata la malinconia. La scuola si avvicina e le fa paura, non vuole lasciare la maestra, i compagni, l'asilo, sta bene e vuole stare lì, l'idea di cambiare non le piace proprio. Così sono due sere che piange, che mi dice che non vuole diventare grande.

La conosco, me l'aspettavo, solo che poi quando arriva non sai cosa dire... Ma ce la faremo!

Intanto ecco il sorriso orgoglioso ed emozionato, che mi ha quasi fatto scappare una lacrimuccia!


domenica 22 maggio 2011

Litigi

Poco fa, Alessia, stanchissima.
Incontra una bimba della sua età, se la trova davanti e non le piace. Le ha detto "via!" ma l'altra niente. L'ha guardata brutto e l'altra l'ha ricambiata. Le ha fatto la pernacchia, si è arrabbiata, le ha urlato "tu gnooo! Viaaaa!!!". Altra pernacchia, ha pestato i piedi, è diventata rossa, e quando ha capito che quella era tosta e le rendeva pan per focaccia senza ascoltarla, si è messa a piangere disperata...

Alla fine ho avuto pietà e l'ho portata via dallo specchio. Dirle "amore, quella sei tu" mi ha fatto guadagnare un'occhiataccia e una pernacchia. La prossima volta le lascio che si prendano a pugni! :-)

giovedì 19 maggio 2011

Spiegazioni affrettate.

Ore 7,15.

Sara: papà, perché il cielo è blu?
Papà: ??? Ehm....
Mamma: perché riflette il colore del mare, amore.
Sara: visto papà che mamma le cose le sa?

Ore 7,16
Ma sarà proprio vero?

....

O è il mare che riflette il colore del cielo?

...

Mah.....

Ore 8,30

Cerco su internet e scopro che il mare c'entra come i cavoli a merenda. Parlano di lunghezze d'onda, alterazioni tra raggi e atmosfera, onde elettromagnetiche che si sovrappongono, e cose simili. Insomma, è presto, sto ancora cercando di aprire bene gli occhi, devo digerire la colazione, organizzare il lavoro, il pranzo, il pomeriggio, la cena...

No, non ce la posso fare. Ho capito che non so bene perché il cielo è blu. Sara... beh, anche lei userà internet prima o poi, no?

lunedì 16 maggio 2011

Operazione pannolino.

Doveva iniziare ad agosto, ma fai che non fai, i lavori sono partiti prima. E così eccoci alle prese con pannolini-mutandina, vasini, riduttori, e gridolini vari di gioia.

Ecco, su certe cose la piccoletta ha le idee chiarissime:
- se dico pipì mamma e papà vanno in visibilio. Se mentre lo dico mi abbasso i pantaloni iniziano anche a correre.
- gli stessi che si arrabbiano come pazzi solo perché esprimo la mia arte sul loro divano, mi applaudono quando faccio due gocce di pipì nel vasino come fosse il meglio che c'è al mondo.
- nel water si può anche cadere, meglio non fidarsi.

Peccato che altre ancora non le abbia ancora afferrate, tipo il concetto del prima o dopo. "Pipì" può voler dire "devo farla" così come "l'ho già fatta". Per non parlare della relatività dei luoghi. Che sia in soggiorno, in mezzo a una piazza, o in coda al super, per lei non c'è differenza, se le prende il lume si abbassa i pantaloni e ti guarda soddisfatta. Tanto per capirci, stamattina la maestra del nido ci ha detto semplicemente che "ci ha chiesto di fare la pipì in bagno, poi... beh, praticamente sta tutta la mattina con i pantaloni alle caviglie". E ci si trova in mezzo alla via principale con una nanetta col sedere in aria.

Insomma, alla fine fiduciosi proviamo a toglierlo una sera. Col risultato di 4 pozze in 15 minuti sul pavimento! Alla prima togli le scarpe bagnate, alla seconda anche i calzini, alla terza vola sul bagnato rischiando la pelle, alla quarta trovi l'alone sul divano e decidi che non è ora. Vabbé, agosto è lontano....

sabato 14 maggio 2011

Iniziamo

Eccomi qui, mesi a pensarci e finalmente ho iniziato questo blog/diario della nostra vita in quattro: mamma Daniela (io), papà Aldo, Sara quasi 6 anni e Alessia, 2 compiuti da poco. Eccoci tutti insieme, questa opera d'arte è di Saretta. Il disegno dice tutto di noi: tanti sorrisi, e tanto colore. Per le arrabbiature e le occhiaie... non mancano ma c'è tempo, ci arriveremo!