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venerdì 3 giugno 2011

Ciccibubu e la cena

La cena a casa nostra... Io mi impegno, davvero, sorrisi, argomenti interessanti, voce calma, viso rilassato...

Ma niente, non funziona, è una lotta, una di quelle cose che, appena hai finito, ti appoggi allo schienale della sedia con un sospiro che nemmeno un round di puggilato. Vabbé.

Sara non ce la fa. Lei e la sedia non hanno un buon rapporto, fanno a pugni tutto il tempo. E così me la ritrovo in posizioni strane, senza capire come ci è finita.
Il papi ancora non ha capito il concetto di "argomenti interessanti per tutti". Che forse a 6 e 2 anni, il nostro lavoro non sembra ancora così interessante. Prima o poi glielo diranno...

Alessia... ecco, lei ama la sedia, odia il seggiolino, le manca l'altezza. Inizia sedendosi, compostissima, cucchiaino alla mano, primo boccone da perfetto galateo. Ma, porella, la bocca arriva appena al bordo del piatto, collo lungo lungo, si stanca. E si mette in piedi.
Dopo due forchettate/cucchiainate si stanca. Sarà che non cucino bene, ma tutta quella roba nel piatto scappa. Con le mani viene meglio, allora, perché faticare?

Ecco, due sere fa mi giro e la vedo mangiare i crostini nel passato con le mani. Un po' l'abitudine, un po' che ormai il brodo le colava dal mento, dalle mani, dalle braccia, ti dici "peggio non può fare...".

Però poi sono finiti i crostini. Che vuoi farci col brodo? Ovvio, alzi il piatto e bevi. Mai, mai dire "peggio non può fare..." Sono riuscita a toglierle il brodo quando la fontana arrivava già sotto la sedia.

Ohm, ohm, ohm, si lava tutto, ce la farò...

Allunga le mani "mamma, baccio"
No no, stellina, sei più pucciata tu nel brodo dei crostini che ti sei mangiata, non ti prendo in braccio, prima ci laviamo.
Guarda il bicchiere... "aqua..."
Hai sete? Tieni, bevi...
Affonda le mani nell'acqua, mi guarda, sorride, occhi illuminati, viso orgoglioso "ite nine, bava, azie mamma, pego."
Pulite manine, brava, grazie mamma, prego.

Ecco, che gli fai a una così? Niente, il papà piange dalle risate, Sara si è spalmata sulla sedia nell'ennesima posizione, e io me la prendo in braccio, tanto lavatrice più o meno...

Ieri sera invece pane e marmellata. Le ho dato un pezzettino piccino picciò. Mi guarda arrabbiata, e con tono perentorio mi urla "no, no eto, tello!" (no, non questo, quello) indicando la fettona della sorella.

Fettona sia... La guarda, lecca la marmellata (iniziamo dal meglio, va...), le cade sul tavolo, ovviamente si spalma la parte sbagliata. Raccoglie, finisce il pane, guarda il tavolo, si china e risucchia, tipo aspirapolvere. Da noi la roba buona non si butta!

Ormai la guardo, ridendo o sospirando rassegnata.

Ciccibubu che c'entra? Sara, non so cosa ha sognato, da due giorni la chiama così. Dopo il primo giorno è arrivata e mi ha detto "da oggi per me lei è ciccibubu". Se piace a te... Mi ci sto abituando, se non faccio attenzione mi sa che inizio a chiamarla Ciccibubu anche io. Poi ovvio che cresce strana...