Mamma, mi fai tutta a treccine che così stasera faccio vedere a zio come sto?
Certo amore.
Ed ecco lì, una pausa pranzo passata a fare treccine (un'ora e venti di lavoro!). Lei si è presa un libro e me l'ha letto, pagina dopo pagina, parola dopo parola, abbiamo scoperto che i boa sono gialli se stanno male, il significato di almeno 3 parole, poi un sorriso a fine intrecciatura e... un bacio grande e un "grazie mamma" che ti fanno uscire di corsa, perché ormai è tardi, col sorriso da bambina.
sabato 5 novembre 2011
venerdì 14 ottobre 2011
Finalmente si parte davvero
Dopo 5 settimane.
Dopo un numero indefinito di brava, bravissima, ottimo lavoro, che bello, sei proprio brava, ecc ecc...
Dopo almeno quattro 10 alle verifiche.
Dopo aver cambiato maestra due volte e compagni una.
Dopo quattro compagni di banco diversi.
Dopo aver pianto per la paura della scuola, poi per quella di musica (che fanno cantare proprio te e non ti osi), poi per quella del doposcuola, poi per quella del prescuola, poi per quella di non sapere la filastrocca, poi per quella dei compiti da fare al doposcuola, insomma, dopo averle viste tutte e aver visto che sopravvivi.
Dopo giorni a consolarti, e altri a dirti che "basta, Sara, non sono tragedie, ce la farai, lo sai già, ora basta!!!!"
Dopo averti vista entrare piangendo e uscire a occhi bassi.
Dopo un mese di risvegli notturni e arrivi nel lettone.
Dopo un mese di mattine iniziate con un "non voglio andarci a scuola" e qualche lacrima.
Insieme a una nuova gelosia per tua sorella perché ora le coccole le vuoi anche tu.
Ecco, adesso ce l'hai fatta. Ieri finalmente mi hai detto "mi piacciono tanto Milena, Laura e Sabina, Antonella di meno, ma mi piace tanto lo stesso."
Allora non è poi male la scuola, vero?
No, è bella.
Non è durato tanto, cinque minuti. Poi ragionando hai concluso che "però non posso chiacchierare... e devo stare seduta... e non posso giocare quando voglio... non lo so mica se mi piace! Anzi no, non mi piace, non tanto".
Però stanotte per la prima volta non ti sei svegliata più. Questa mattina per la prima volta siamo tornate alle minacce (dai, Sara, ora alzati o ti devo buttare giù, forza che è tardi, Saraaaa! SARRAAAAAA!!!!!!) e non ti sei svegliata da sola piangendo. E per la prima volta non mi hai detto che avevi mal di pancia. Per la prima volta oggi sei entrata quasi sorridendo, e non hai pianto andando al doposcuola.
Ce l'hai fatta anche tu. Adesso posso dire anche io che a scuola va tutto bene, e anche tu ormai ridi quando rispondi "no, la scuola non mi piace!" :-)
Dopo un numero indefinito di brava, bravissima, ottimo lavoro, che bello, sei proprio brava, ecc ecc...
Dopo almeno quattro 10 alle verifiche.
Dopo aver cambiato maestra due volte e compagni una.
Dopo quattro compagni di banco diversi.
Dopo aver pianto per la paura della scuola, poi per quella di musica (che fanno cantare proprio te e non ti osi), poi per quella del doposcuola, poi per quella del prescuola, poi per quella di non sapere la filastrocca, poi per quella dei compiti da fare al doposcuola, insomma, dopo averle viste tutte e aver visto che sopravvivi.
Dopo giorni a consolarti, e altri a dirti che "basta, Sara, non sono tragedie, ce la farai, lo sai già, ora basta!!!!"
Dopo averti vista entrare piangendo e uscire a occhi bassi.
Dopo un mese di risvegli notturni e arrivi nel lettone.
Dopo un mese di mattine iniziate con un "non voglio andarci a scuola" e qualche lacrima.
Insieme a una nuova gelosia per tua sorella perché ora le coccole le vuoi anche tu.
Ecco, adesso ce l'hai fatta. Ieri finalmente mi hai detto "mi piacciono tanto Milena, Laura e Sabina, Antonella di meno, ma mi piace tanto lo stesso."
Allora non è poi male la scuola, vero?
No, è bella.
Non è durato tanto, cinque minuti. Poi ragionando hai concluso che "però non posso chiacchierare... e devo stare seduta... e non posso giocare quando voglio... non lo so mica se mi piace! Anzi no, non mi piace, non tanto".
Però stanotte per la prima volta non ti sei svegliata più. Questa mattina per la prima volta siamo tornate alle minacce (dai, Sara, ora alzati o ti devo buttare giù, forza che è tardi, Saraaaa! SARRAAAAAA!!!!!!) e non ti sei svegliata da sola piangendo. E per la prima volta non mi hai detto che avevi mal di pancia. Per la prima volta oggi sei entrata quasi sorridendo, e non hai pianto andando al doposcuola.
Ce l'hai fatta anche tu. Adesso posso dire anche io che a scuola va tutto bene, e anche tu ormai ridi quando rispondi "no, la scuola non mi piace!" :-)
martedì 13 settembre 2011
Sono felice felice felice...
Sara non voleva, non voleva poprio, paranoie su tutto, dal "come faccio a sapere dove devo sedermi" al "e se mi scappa la pipì?" passando per "come faccio a sapere cosa devo fare per i compiti?" e "ma cosa devo dire alla maestra", con la conclusione che la scuola "è brutta, sporca e puzza"quindi "tanto io so leggere e non mi interessa altro, non ci voglio andare".
Sapevo che era la paura di una cosa che non conosceva, e non mi preoccupava tantissimo, ma temevo che l'inizio fosse pesante. Beh, non avevo torto, ma pensavo durasse qualche giorno, invece... 5 minuti!
La maestra è tosta, non la conosco ma.. diciamo che a pelle la sensazione è "io faccio quello che devo al meglio, se qualcosa non va benissimo, ne parliamo, potete dirmi la vostra, ma tanto se ho deciso ho deciso e qui si fa a modo mio". Ecco, non è cambiata questa sensazione (che ho avuto alla riunione prima dell'inizio)... ma per ora il suo modo mi piace.
E' arrivata con la chitarra, e una maestra con la chitarra non se l'aspettava nessuno, considerato poi che non ci siamo presi la più giovane. Siamo entrati tutti, stretti stretti ma ci siamo stati. 20 bambini, 20 banchetti.
La maestra ha iniziato con una canzoncina: tirava fuori da "una scatola magica che ho trovato stamattina sotto al cuscino" i biglietti, su ognuno il nome, e:
Mestra "ciao XXX sei tu qui...?"
XX "si maestra sono qui...."
Qualche bambino ha cantato a voce alta. Qualche altro piano piano con la mamma o il papà. Sara si è nascosta dietro di me, appena ha capito che doveva farlo le sono venute le lacrime e mi ha detto "canti tu" e così è stato. Si è riseduta con un lacrimone sulla guancia, ma si è presa lo stesso il suo applauso, ha poi applaudito la sua amichetta e compagna di banco, e da lì è andato tutto meglio.
La maestra ha spiegato a loro e a noi cosa avrebbero fatto..
Coloreranno una lumachina. Perché quest'anno faranno le lumache, un viaggio lento lento calmo calmo, non come i treni che vanno veloci e non vedi niente, andranno piano, e si godranno il paesaggio e tutto quello che passa. Poi porteranno la lumachina in cortile, la maestra farà la foto a tutta la classe e poi a ogni bimbo con la sua lumachina e il suo nome. E poi ne ritaglieranno un'altra già colorata, perché chi taglia bene scriverà anche bene, e io vi guarderò. E coloreranno anche un disegno da mettere come copertina al quaderno. Non riusciranno a finirlo, quello sarà il loro primo compito, finire di colorarlo a casa.
Ho detto a Sara "Visto? Cosa ti avevo detto? tu adori colorare, e il tuo primo compito sarà colorare".
Mi ha fatto il suo primo sorriso, con gli occhi felici davvero!
"e dovrete colorarlo bene, voi, non mamma e papà, a me non piacciono le mamme e i papà che fanno i compiti, a me piacciono i vostri compiti..."
Ce ne siamo andati dopo un'ora. L'ho baciata e le ho detto "allora, ti piace?"
Un'ora prima mi ha detto piangendo "ma io non voglio stare qui tante ore senza di te, io voglio che torni subito". Alle 9, quando gliel'ho chiesto, mi ha risposto sussurando e sorridendo a occhi bassi "si... mi piace la scuola"
Ecco, tosta la maestra e fuori le altre mamme me l'hanno confermato. Di quelle con cui è meglio andare d'accordo.
Ma di 20 bambini, ne ho visti piangere 2 all'arrivo, 5 o 6 (tra cui Sara) aggrappati a mamma e papà per un bel po'. Quando siamo usciti, non uno che abbia protestato.Non mi sembra affatto poco! Sarà tosta, ma se questo è l'inizio, mi piace un sacco.
All'uscita era stanchissima, non ha quasi pranzato, non parlava... ma poi si è ripresa, ha fatto volentieri il compito, e dopo un'ora aveva già nostalgia della scuola.
Mamma... ho una strana sensazione, è come se... come se avessi nostalgia della scuola.
Ecco, quanto effetto mi fa sentirla parlare di sensazioni, di nostalgia, di scuola... quanto sembra piccola dietro al suo banco, e con quel grembiule addosso...
Poi c'è anche la maestra di matematica che "si chiama Sabina, ma si fa chiamare Sabrina, perché fa le magie, perché la matematica è noiosa, e noi non la facciamo, noi facciamo la matemagica".
Ecco, stamattina ha dato la mano alla sua amichetta, un bacio, un ciao con la mano, un sorriso ed è sparita con gli altri. Come nei film...
Sara non voleva, non voleva poprio, paranoie su tutto, dal "come faccio a sapere dove devo sedermi" al "e se mi scappa la pipì?" passando per "come faccio a sapere cosa devo fare per i compiti?" e "ma cosa devo dire alla maestra", con la conclusione che la scuola "è brutta, sporca e puzza"quindi "tanto io so leggere e non mi interessa altro, non ci voglio andare".
Sapevo che era la paura di una cosa che non conosceva, e non mi preoccupava tantissimo, ma temevo che l'inizio fosse pesante. Beh, non avevo torto, ma pensavo durasse qualche giorno, invece... 5 minuti!
La maestra è tosta, non la conosco ma.. diciamo che a pelle la sensazione è "io faccio quello che devo al meglio, se qualcosa non va benissimo, ne parliamo, potete dirmi la vostra, ma tanto se ho deciso ho deciso e qui si fa a modo mio". Ecco, non è cambiata questa sensazione (che ho avuto alla riunione prima dell'inizio)... ma per ora il suo modo mi piace.
E' arrivata con la chitarra, e una maestra con la chitarra non se l'aspettava nessuno, considerato poi che non ci siamo presi la più giovane. Siamo entrati tutti, stretti stretti ma ci siamo stati. 20 bambini, 20 banchetti.
La maestra ha iniziato con una canzoncina: tirava fuori da "una scatola magica che ho trovato stamattina sotto al cuscino" i biglietti, su ognuno il nome, e:
Mestra "ciao XXX sei tu qui...?"
XX "si maestra sono qui...."
Qualche bambino ha cantato a voce alta. Qualche altro piano piano con la mamma o il papà. Sara si è nascosta dietro di me, appena ha capito che doveva farlo le sono venute le lacrime e mi ha detto "canti tu" e così è stato. Si è riseduta con un lacrimone sulla guancia, ma si è presa lo stesso il suo applauso, ha poi applaudito la sua amichetta e compagna di banco, e da lì è andato tutto meglio.
La maestra ha spiegato a loro e a noi cosa avrebbero fatto..
Coloreranno una lumachina. Perché quest'anno faranno le lumache, un viaggio lento lento calmo calmo, non come i treni che vanno veloci e non vedi niente, andranno piano, e si godranno il paesaggio e tutto quello che passa. Poi porteranno la lumachina in cortile, la maestra farà la foto a tutta la classe e poi a ogni bimbo con la sua lumachina e il suo nome. E poi ne ritaglieranno un'altra già colorata, perché chi taglia bene scriverà anche bene, e io vi guarderò. E coloreranno anche un disegno da mettere come copertina al quaderno. Non riusciranno a finirlo, quello sarà il loro primo compito, finire di colorarlo a casa.
Ho detto a Sara "Visto? Cosa ti avevo detto? tu adori colorare, e il tuo primo compito sarà colorare".
Mi ha fatto il suo primo sorriso, con gli occhi felici davvero!
"e dovrete colorarlo bene, voi, non mamma e papà, a me non piacciono le mamme e i papà che fanno i compiti, a me piacciono i vostri compiti..."
Ce ne siamo andati dopo un'ora. L'ho baciata e le ho detto "allora, ti piace?"
Un'ora prima mi ha detto piangendo "ma io non voglio stare qui tante ore senza di te, io voglio che torni subito". Alle 9, quando gliel'ho chiesto, mi ha risposto sussurando e sorridendo a occhi bassi "si... mi piace la scuola"
Ecco, tosta la maestra e fuori le altre mamme me l'hanno confermato. Di quelle con cui è meglio andare d'accordo.
Ma di 20 bambini, ne ho visti piangere 2 all'arrivo, 5 o 6 (tra cui Sara) aggrappati a mamma e papà per un bel po'. Quando siamo usciti, non uno che abbia protestato.Non mi sembra affatto poco! Sarà tosta, ma se questo è l'inizio, mi piace un sacco.
All'uscita era stanchissima, non ha quasi pranzato, non parlava... ma poi si è ripresa, ha fatto volentieri il compito, e dopo un'ora aveva già nostalgia della scuola.
Mamma... ho una strana sensazione, è come se... come se avessi nostalgia della scuola.
Ecco, quanto effetto mi fa sentirla parlare di sensazioni, di nostalgia, di scuola... quanto sembra piccola dietro al suo banco, e con quel grembiule addosso...
Poi c'è anche la maestra di matematica che "si chiama Sabina, ma si fa chiamare Sabrina, perché fa le magie, perché la matematica è noiosa, e noi non la facciamo, noi facciamo la matemagica".
Ecco, stamattina ha dato la mano alla sua amichetta, un bacio, un ciao con la mano, un sorriso ed è sparita con gli altri. Come nei film...
sabato 10 settembre 2011
Quando finisce l'asilo...
Ieri l'ultimo giorno.
Che poi un conto è l'ultimo giorno e poi a settembre si inizia. Già ti rendi conto che un anno è passato e non sai dove l'hai messo. Ma quando finisce tutto... ecco, improvvisamente i dettagli a cui non hai mai fatto caso ti mancano! Non mangerà più su quei tavolini rotondi e colorati, e ti spiace, perché ti sembrano i migliori per lei. Non passerà più le mattina in terra a giocare con le amiche. E ti chiedi se è giusto. La "lezione" non sarà più solo mezz'ora, ma diventeranno 5, e non sai se è pronta. La maestra non l'accompagnerà più per la mano alla porta, sorridendo. Sai che ti mancherà.
Tre anni bellissimi. Una maestra che li ha resi speciali, Simona, la nostra Simona, che ha saputo accoglierla con affetto, che se l'è tenuta attaccata a una gamba i primi mesi, quando dell'asilo non voleva saperne, che l'ha poi vista staccarsi pian piano, che mi ha sempre parlato con un sorriso, la voce calma, il tono dolce. Ogni persona ti dà emozioni diverse, e con Simona ti senti al sicuro, a casa, accolta. Ti parla piano, ti guarda negli occhi, senti che ti vuole bene, ti chiedi come fa a volere bene così a tutti, e sai che è speciale.
Ci ha accompagnate 3 anni. E ora ci lascia.
Le abbiamo fatto un albumino piccolo, con le foto di questi 3 anni, con i ricordi di Sara. Ieri l'abbiamo salutata, baci, abbracci, lucciconi, vieni a trovarmi, certo, posso quando voglio vero? Poi ha preso il pacchetto, e siamo andate via.
Ci ha chiamate dalla finestra, asciugandosi gli occhi, dopo averlo aperto, per urlarci l'ultimo grazie, l'ultimo ciao di questi 3 anni. E ho pianto anche io, pensando che non le ho lasciato nemmeno un biglietto, che avrei voluto dirle tante cose. Che avrei voluto dirle quanto ha reso speciale l'asilo, quanto le sono grata perché questi 3 anni per Sara resteranno un ricordo bellissimo, anche grazie a lei, perché non tutti i bambini piangono quando gli dici "no, oggi non vai all'asilo". Quanto le sono grata perché li ha resi speciali anche per me, non tutti sanno farti sentire una mamma "giusta". Avrei voluto dirle che ce ne dovrebbero essere di più di maestre così. Che il regalo più bello che può avere mia figlia è di trovarne altre, che le facciano amare la scuola come ha amato l'asilo, e ci facciano di nuovo piangere fra 5 anni quando ci saluteremo.
Invece l'ho lasciata con un ciao fatto con la mano, veloce, perché poi le parole quando ti servono non vengono mai.
La rivedremo ancora, ma non sarà la stessa cosa.
Però ci resta nel cassetto questo ricordo bellissimo, che le cose belle fa male lasciarle, ma riempiono i cassetti, e quando domani Sara quel cassetto lo aprirà lo farà con un sorriso. E si ricorderà di una persona speciale che ha colorato la sua vita con i colori più belli.
Che poi un conto è l'ultimo giorno e poi a settembre si inizia. Già ti rendi conto che un anno è passato e non sai dove l'hai messo. Ma quando finisce tutto... ecco, improvvisamente i dettagli a cui non hai mai fatto caso ti mancano! Non mangerà più su quei tavolini rotondi e colorati, e ti spiace, perché ti sembrano i migliori per lei. Non passerà più le mattina in terra a giocare con le amiche. E ti chiedi se è giusto. La "lezione" non sarà più solo mezz'ora, ma diventeranno 5, e non sai se è pronta. La maestra non l'accompagnerà più per la mano alla porta, sorridendo. Sai che ti mancherà.
Tre anni bellissimi. Una maestra che li ha resi speciali, Simona, la nostra Simona, che ha saputo accoglierla con affetto, che se l'è tenuta attaccata a una gamba i primi mesi, quando dell'asilo non voleva saperne, che l'ha poi vista staccarsi pian piano, che mi ha sempre parlato con un sorriso, la voce calma, il tono dolce. Ogni persona ti dà emozioni diverse, e con Simona ti senti al sicuro, a casa, accolta. Ti parla piano, ti guarda negli occhi, senti che ti vuole bene, ti chiedi come fa a volere bene così a tutti, e sai che è speciale.
Ci ha accompagnate 3 anni. E ora ci lascia.
Le abbiamo fatto un albumino piccolo, con le foto di questi 3 anni, con i ricordi di Sara. Ieri l'abbiamo salutata, baci, abbracci, lucciconi, vieni a trovarmi, certo, posso quando voglio vero? Poi ha preso il pacchetto, e siamo andate via.
Ci ha chiamate dalla finestra, asciugandosi gli occhi, dopo averlo aperto, per urlarci l'ultimo grazie, l'ultimo ciao di questi 3 anni. E ho pianto anche io, pensando che non le ho lasciato nemmeno un biglietto, che avrei voluto dirle tante cose. Che avrei voluto dirle quanto ha reso speciale l'asilo, quanto le sono grata perché questi 3 anni per Sara resteranno un ricordo bellissimo, anche grazie a lei, perché non tutti i bambini piangono quando gli dici "no, oggi non vai all'asilo". Quanto le sono grata perché li ha resi speciali anche per me, non tutti sanno farti sentire una mamma "giusta". Avrei voluto dirle che ce ne dovrebbero essere di più di maestre così. Che il regalo più bello che può avere mia figlia è di trovarne altre, che le facciano amare la scuola come ha amato l'asilo, e ci facciano di nuovo piangere fra 5 anni quando ci saluteremo.
Invece l'ho lasciata con un ciao fatto con la mano, veloce, perché poi le parole quando ti servono non vengono mai.
La rivedremo ancora, ma non sarà la stessa cosa.
Però ci resta nel cassetto questo ricordo bellissimo, che le cose belle fa male lasciarle, ma riempiono i cassetti, e quando domani Sara quel cassetto lo aprirà lo farà con un sorriso. E si ricorderà di una persona speciale che ha colorato la sua vita con i colori più belli.
lunedì 22 agosto 2011
Nuota!
Ufficiale ufficiale, ok, già dopo la scorsa lezione galleggiava un po' annaspando, ma era roba di pochi secondi. Oggi... oggi tuffi, e risale a galla, qualche bracciata, qualche metro a cagnolino, certo lo stile è molto sul genere "no no, non sto affogando giuro!" ma sta a galla, va avanti, fa lo scivolo da grandi che finisce nella vasca da grandi, va sul fondo a prendere le cose (e il papi ha lasciato andare sul fondo l'orologio, l'unica cosa a disposizione che non galleggiasse, molto poco fiducioso).
Ecco, questa è stata forte...
Mamma, butta la cuffia?
Eh???
La cuffia, buttala che la prendo sul fondo!
Amore, galleggia...
Allora qualcos'altro..
E cosa?
Il costume
Ah già, ci manca quello... e poi galleggia.
Qualcosa, ti prego, qualunque cos.... papi, l'orologio!
Eh???!!!???
Dai, dai, dai...
No no, scordatelo.
ti prego papino, ti prego, ti adoro, ti prego
N... va... si, se... vabbé... ok...
Mamma, io mi tuffo e tu devi schiacciarmi la testa sotto
Scusa?
Si si, io mi tuffo e tu mi schiacci sotto, lo fa anche la maestra, sennò non arrivo in fondo, ma solo un po', conti fino a due poi lasci.
Ecco, tenere la testa sott'acqua della seienne che fino al giorno prima si fidava poco anche dei braccioli, fa un certo effetto...
E così oggi, la nostra Saretta ha deciso che i braccioli non li vuole più. Avanti alla prossima!
giovedì 11 agosto 2011
Voglia di parlare
E la piccola teppa inizia a parlare...
Così "iamo, bibolo, mamma iamo" e lo scivolo sembra improvvisamente una cosa romantica quanto la luna.
Lo yogurt è diventato frutta, e se lo dice lei è così, punto, che sennò s'offende e ti becchi certe occhiatacce che nemmeno Lucifero in persona... E le pàtate sono... sono patàte come sempre, ma non pensavi prima che bastava un accento diverso e un vocino così, e avrebbero cambiato gusto.
Le "aote" poi, sono gustose, ma così gustose, quando te le chiede saltellando sulla sedia, orgogliosa per essere riuscita a dire "aote" che se vincessi al superenalotto non avresti un sorriso come quello.
Poi ci sono tutti i vari "no mamma, io detto, via, tu via, vai, mio detto, io." che ti senti un po' un soldato agli ordini, ma ti squagli lo stesso.
Poi ci sono tutti i "sciola" del caso. Che ora fa tutto lei da sola. Anche le scale. Ok, solo a scendere, ok solo qualche gradino, vabbé fa un po' di caciara, ma è così orgogliosa di dirti "no mano, io sciola". Poi tocca salire, alza le braccia "baccio" e il giro tocca a te...
C'è anche il "teno" quello che passa dietro casa nostra, che è lì ogni giorno, e incanta ancora Sara. Ci piace tanto, proprio tanto. Poi mi prende per scema se per strada le spiego che "no amore, non è un treno quello, è un pullman/camion" e mi becco il "no, teno ello, ohhh" di turno, con quel "ohh" finale di una che non sopporta più di doverti spiegare le cose ogni volta. Però il "tattoe" lo riconosce benissimo, deve avere un nonsoché di speciale perché non lo confonde...
Per altre cose le parole non servono. Appena vede la piscina non chiede niente, tira giù i pantaloni ed è tutto chiaro, se poi siamo in mezzo al parcheggio, beh, sono dettagli...
E altre cose semplifichiamo. I pulcini fanno pio pio. Gli uccellini fanno pio pio. No,nonmenefreganientesepulcinieuccellinonsonougualinoncomplichiamocilavitachepiopiovabenepertutti. Punto.
Conta anche.
Mi dai due mollette amore?
Ugno... due...
Ancora una
Teee... atto...
E voilà, sei pronta a iscriverla alla Bocconi a 10 anni che un genio non tutti ce l'hanno in casa. Al che le chiedi di passarti un calzino, ti dà le mutande, si offende se le spieghi la differenza, si va a prendere il ciuccio, e ringrazi che forse la Bocconi costa un tantino...
Che poi non è quel che dice. Ma quel vocino fino fino e dolce, mescolato a quelle facce che sa fare solo lei, roteando gli occhi al cielo senza speranza, inclinando la testolina e sgranando gli occhioni, stringendo e muovendo le labbra. Che le scoppi a riderle in faccia, e vengano a dirti che non va bene!
Così "iamo, bibolo, mamma iamo" e lo scivolo sembra improvvisamente una cosa romantica quanto la luna.
Lo yogurt è diventato frutta, e se lo dice lei è così, punto, che sennò s'offende e ti becchi certe occhiatacce che nemmeno Lucifero in persona... E le pàtate sono... sono patàte come sempre, ma non pensavi prima che bastava un accento diverso e un vocino così, e avrebbero cambiato gusto.
Le "aote" poi, sono gustose, ma così gustose, quando te le chiede saltellando sulla sedia, orgogliosa per essere riuscita a dire "aote" che se vincessi al superenalotto non avresti un sorriso come quello.
Poi ci sono tutti i vari "no mamma, io detto, via, tu via, vai, mio detto, io." che ti senti un po' un soldato agli ordini, ma ti squagli lo stesso.
Poi ci sono tutti i "sciola" del caso. Che ora fa tutto lei da sola. Anche le scale. Ok, solo a scendere, ok solo qualche gradino, vabbé fa un po' di caciara, ma è così orgogliosa di dirti "no mano, io sciola". Poi tocca salire, alza le braccia "baccio" e il giro tocca a te...
C'è anche il "teno" quello che passa dietro casa nostra, che è lì ogni giorno, e incanta ancora Sara. Ci piace tanto, proprio tanto. Poi mi prende per scema se per strada le spiego che "no amore, non è un treno quello, è un pullman/camion" e mi becco il "no, teno ello, ohhh" di turno, con quel "ohh" finale di una che non sopporta più di doverti spiegare le cose ogni volta. Però il "tattoe" lo riconosce benissimo, deve avere un nonsoché di speciale perché non lo confonde...
Per altre cose le parole non servono. Appena vede la piscina non chiede niente, tira giù i pantaloni ed è tutto chiaro, se poi siamo in mezzo al parcheggio, beh, sono dettagli...
E altre cose semplifichiamo. I pulcini fanno pio pio. Gli uccellini fanno pio pio. No,nonmenefreganientesepulcinieuccellinonsonougualinoncomplichiamocilavitachepiopiovabenepertutti. Punto.
Conta anche.
Mi dai due mollette amore?
Ugno... due...
Ancora una
Teee... atto...
E voilà, sei pronta a iscriverla alla Bocconi a 10 anni che un genio non tutti ce l'hanno in casa. Al che le chiedi di passarti un calzino, ti dà le mutande, si offende se le spieghi la differenza, si va a prendere il ciuccio, e ringrazi che forse la Bocconi costa un tantino...
Che poi non è quel che dice. Ma quel vocino fino fino e dolce, mescolato a quelle facce che sa fare solo lei, roteando gli occhi al cielo senza speranza, inclinando la testolina e sgranando gli occhioni, stringendo e muovendo le labbra. Che le scoppi a riderle in faccia, e vengano a dirti che non va bene!
mercoledì 3 agosto 2011
Un dolce cagnolino...
Succede che abitiamo al 4° piano. Senza ascensore.
Succede anche che la piccola sta crescendo, e 11 kg suonati non sono più un peso piuma.
Così si prova a farle fare la scalata da sola. Funziona raramente.
Ieri sera però ero decisa. E anche lei lo è stata, fino al secondo piano. Poi si piazza a gambe larghe, braccia in su, faccino tenero "baccio...". Ecco, ci siamo... Ma mi viene un flash.
No amore, non in braccio, fammi vedere come fa le scale il mio cagnolino bello...
Perché ora ad Alessia piace giocare al cagnolino. Così uno ci prova...
E ti ritrovi alle nove di sera con una piccoletta a 4 zampe su per le scale. Che si ferma e ti fa "bau" perché vuole la carezza. Che si ferma e scodinzola e riparte solo se le dici "vieni, vieni bel bau, che a casa c'è la pappa". Che tira fuori la lingua e ti lecca la gamba. E tu speri che non passi nessuno proprio in quel momento.
Poi arrivi a casa e lei è tutta contenta. Così alza le zampine davanti e ti fa capire che devi scendere giù. E ti bacia la guancia alla moda dei cani. Praticamente ci ha leccati tutti per mezz'ora. Ogni volta scendi pensando che devi dirle che non va tanto bene, ma nel frattempo incontri gli occhioni che brillano, il sorriso a lingua in fuori, il faccino tondo e....
Vabbé, ho passato la serata ad asciugarmi la guancia. Certi baci ne valgono la pena....
Succede anche che la piccola sta crescendo, e 11 kg suonati non sono più un peso piuma.
Così si prova a farle fare la scalata da sola. Funziona raramente.
Ieri sera però ero decisa. E anche lei lo è stata, fino al secondo piano. Poi si piazza a gambe larghe, braccia in su, faccino tenero "baccio...". Ecco, ci siamo... Ma mi viene un flash.
No amore, non in braccio, fammi vedere come fa le scale il mio cagnolino bello...
Perché ora ad Alessia piace giocare al cagnolino. Così uno ci prova...
E ti ritrovi alle nove di sera con una piccoletta a 4 zampe su per le scale. Che si ferma e ti fa "bau" perché vuole la carezza. Che si ferma e scodinzola e riparte solo se le dici "vieni, vieni bel bau, che a casa c'è la pappa". Che tira fuori la lingua e ti lecca la gamba. E tu speri che non passi nessuno proprio in quel momento.
Poi arrivi a casa e lei è tutta contenta. Così alza le zampine davanti e ti fa capire che devi scendere giù. E ti bacia la guancia alla moda dei cani. Praticamente ci ha leccati tutti per mezz'ora. Ogni volta scendi pensando che devi dirle che non va tanto bene, ma nel frattempo incontri gli occhioni che brillano, il sorriso a lingua in fuori, il faccino tondo e....
Vabbé, ho passato la serata ad asciugarmi la guancia. Certi baci ne valgono la pena....
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